Sicurezza: Il MoVimento 5 Stelle incontra il Sindaco e il Comandante dei vigili urbani. Ecco le nostre proposte.

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L’incontro tra il Sindaco ed i capi-gruppo consiliari (solo due: il M5S e Forza Italia), con la partecipazione tecnica del Comandante della Polizia Municipale del comune di Grosseto, avvenuto alcuni giorni fa, ha messo in luce come le nuove dinamiche sociali che creano, da un lato, crimine predatorio (ma non solo) e, dall’altro, sempre più avvertite forme di degrado urbano, siano in forte aumento e sempre più arduo e faticoso da controllare, vuoi perché affrontate con vecchie e desuete metodologie, vuoi per il ridimensionamento delle risorse a disposizione a causa della spending review, vuoi per presenze straniere caratterizzate da modi di vivere diversi e da mentalità costumi non facili all’integrazione a breve termine.

La diffusione del malessere “insicurezza” non riguarda solo il Comune di Grosseto ma tutta la Maremma pur con intensità diversa fra i vari Comuni ivi esistenti. Anche le contrade agricole e le frazioni risentono di questo progressivo peggioramento per cui le misure da adottare vanno calibrate sull’intero territorio provinciale per non lasciare prive di controllo zone che potrebbero favorire la concentrazione di soggetti trasgressivi. Tratteremo in particolare del settore della prevenzione poiché quello relativo alla repressione è di competenza dell’Autorità giudiziaria inquirente.

Tanto premesso, è opportuno precisare che il comparto di contrasto preventivo è sviluppato, in brevissima sintesi, su due piani fra loro distinti:

  • l’uno decisionale costituito, a livello provinciale, dal Prefetto e dal Questore, in materia di Ordine e sicurezza pubblica, ed a livello locale, dal Sindaco nella sua qualità di Ufficiale di Governo, in materia di sicurezza urbana ed incolumità pubblica;

  • l’altro operativo costituito dalle cinque forze di polizia previste dalla L. 121/81, due delle quali ( Corpo forestale e Corpo degli agenti di custodia) con compiti peculiari, dal personale delle Capitanerie di porto, dalla polizia locale, municipale e provinciale.

Tutto questo personale possiede, a livelli diversi, lo status giuridico di ufficiale od agente di PG e di ufficiale o agente di PS. La prima qualifica lo abilita a svolgere compiti di repressione ed è funzionalmente dipendente dalla Autorità Giudiziaria (Art. 109 Cost. “ L’autorità giudiziaria dispone direttamente delle polizia giudiziaria”), la seconda qualifica lo abilita a svolgere compiti di prevenzione ed è funzionalmente dipendente dal Prefetto e dal Questore sotto il profilo tecnico operativo.

Ed il sistema opera bene se ogni articolazione compie i propri compiti istituzionali senza invasione di campo, il cui svolgimento, atteso la diversa provenienza del personale impiegato, richiede una puntuale e precisa programmazione coordinata prevista per legge all’interno del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Operativamente, anche per una ottimale gestione di apparati tecnologici innovativi, è indispensabile un’unica Centrale operativa dove far confluire tutte le notizie d’interesse del Servizio di prevenzione, tutte le richieste dei cittadini, collegata con le banche dati ( pur di diverso livello di accesso in relazione alla classificazione del dato) ed in grado di promuovere gli opportuni e conseguenti interventi delle autoradio dislocate sul territorio.

I compiti da assolvere sono molteplici e sempre più rischiosi per cui è necessario il superamento di spinte corporativistiche onde pervenire ad un adeguamento e un riposizionamento di tutto il comparto secondo le nuove emergenti esigenze. Il Legislatore vi ha, in parte, già provveduto ma le disposizioni attuative non trovano ancora concreta applicazione sul territorio proprio da quegli Enti che, invece, sono chiamati a far rispettare la legalità.

Se gli operatori non sono ben istruiti ed indirizzati sui compiti da assolvere attraverso disposizioni puntuali e precise impartite dalle rispettive scale gerarchiche il servizio non potrà essere efficace specie se non vengono disciplinate le modalità d’intervento in situazioni difficili che devono trovare pronto, in alcuni momenti operativi predisposti, il personale decisionale per l’immediata adozione di provvedimenti di propria competenza ( f. di via obbligatorio, espulsioni etc) e di supporto immediato a chi opera direttamente sul territorio.

Una sintetica analisi a parte merita il settore della “Sicurezza Urbana” per il degrado sociale con punte di disperazione, visibile ictu oculi da ogni cittadino, nel quale Grosseto è stata catapultata tanto da renderla irriconoscibile da quella che era solo tre lustri fa, analisi limitata all’indicazione dei rimedi possibili.

E’ necessario un sistema di rilevazione del degrado urbano raggiunto e degli atti di inciviltà compiuti attraverso la raccolta di dati informativi distinti su tre canali principali:

  • la denuncia cartacea;

  • la denuncia per posta elettronica;

  • la necessità di memorizzare le segnalazioni dei cittadini da parte dell’operatore di polizia per disaggregarle sul territorio per meglio comprenderne gli accadimenti attraverso una cartografia “digitalizzata”.

Solo partendo da questa piattaforma possono pianificarsi gli interventi “urbani” senza più ricorrere a tamponare le varie emergenze, di volta in volta, rilevate.

Occorre dar luogo ad un Piano gestito dalla nuova Polizia Locale, con le maggiori e più puntuali responsabilità del Sindaco e dell’Amministrazione Municipale sui temi della sicurezza urbana come più volte il M5S, inascoltato, ha rilevato. Come è necessaria una maggiore integrazione ed omogeneizzazione fra i livelli statali e locali che gestiscono e si occupano di sicurezza con la istituzione di un’unica Centrale su cui far pervenire le chiamate di pronto intervento. Un sollecito e pronto intervento delle forze di polizia in quel momento operanti può evitare danni molto seri che oggi, sempre più spesso, sconfinano nella violenza..

Ma tale Piano non può essere realizzato senza una fattiva partecipazione del Comune, del Sindaco in prima persona, che dovrà attivarsi, con sensibilità e professionalità, per orientare gli strumenti urbanistici complessivi in direzione della prevenzione del degrado urbano e per preservare al meglio l’incolumità pubblica, ossia “l’integrità fisica della popolazione”. E gli interventi potranno fare riferimento a:

  • situazioni di disagio sociale e “crime review”;

  • fattori che oggettivamente generano un senso di insicurezza e riconducibili a zone scarsamente illuminate,

  • assenza di video camere in punti sensibili da individuare uno per uno,

  • utilizzazione di quelle esistenti, anche di privati disposte in punti ritenuti strategici,

  • cantieri trascurati, immobili ed aree cittadine abbandonate a se stesse,

  • riqualificazione e funzionalità delle aree sia centrali che periferiche;

  • sottopassaggi pedonali pericolosi, piste ciclabile insicure etc.;

  • variabili di degrado sociale reale distinte per aree geografiche a seconda della natura della vulnerabilità;

  • elementi forniti dalle forze di polizia operanti sul territorio comunale in relazione alla qualità dei crimini e degli atti vandalici;

  • influenza delle condizioni economiche e sociali;

Da qui e dopo la individuazione di nuovi indicatori e sensori di qualità/ sicurezza si potrà arrivare alla redazione di un Piano della Sicurezza Urbana basato contestualmente sia su strategie di Gestione integrata di Sicurezza Urbana, aperta a tutte le forze di polizia, e sia su strategie di Gestione comunale Urbana dove l’obbiettivo non è solo quello di attivare una mera attività di vigilanza preventiva ma di riconsiderare, alla luce di nuove ed improcrastinabili istanze della Comunità, il tessuto urbanistico per orientarlo, nel rispetto di quelle esistenti, a migliori e più specifiche strutture da rendere più facilmente accessibili e più attrattive, a migliorare le infrastrutture stradali e di servizi di tipologia sociale-pubblica, con il contributo del cittadino offrendo un nuovo modo di comunicare fra Cittadini ed Autorità locali, fra associazioni e gruppi: insomma ascoltare di più coloro che vogliono partecipare alla vita comunitaria per trarre quegli spunti necessari per “ricondizionare” gli spazi pubblicamente fruibili.

Un’ultima notazione. Il Sindaco, in tema di Sicurezza Locale, è anche il garante dell’Incolumità Pubblica definita per legge come “l’integrità fisica della popolazione”. E questa, come noto, dipende in gran parte dalla messa in sicurezza del nostro territorio che va attentamente manutenzionato, protetto e vigilato sotto il profilo idrologeologico soprattutto per la sua conservazione ed il miglioramento delle bellezze naturali e paesaggistiche, la più caratteristiche esistenti in Italia. Si pensi, per ultimo, alla frana di Roccalbegna che ha deturpato il volto di una zona incontaminata. Si pensi alle opere che urgono a Roselle per ripristinare un normale deflusso delle acque dell’Ombrone.

Ma quali risorse economiche ha, il Sindaco, per assolvere a tali suoi delicati compiti? Scarse, molto scarse. Non può provvedervi se non ricorrendo alle risorse destinate al Consorzio della Bonifica (Bonifica di che? Oggi il territorio va valorizzato) di cui se ne sta occupando un gruppo di lavoro regionale del MoVimento 5 Stelle (insieme ai due nostri consiglieri), nato con l’obiettivo di raggiungere la chiusura di questi consorzi e destinare le risorse in altra maniera.

Il Legislatore, in materia, indica un percorso diverso: il Responsabile della sicurezza nel territorio, ivi compresa “l’integrità fisica delle persone” è il Sindaco ed a lui vanno destinate le risorse perché possa essere messo nelle migliori condizioni di provvedervi, in totale trasparenza. A lui, senza che debba intercedere, vanno affidate direttamente le risorse per la difesa, la protezione, la salvaguardia e la vigilanza dei territori specie nel momento in cui vengono meno le funzioni ed i compiti affidati alla provincia.

Senza riforme strutturali adeguate alle nuove e sempre più pressanti esigenze sociali, senza una innovativa urgente moderna e coraggiosa prassi governativa che applichi compiutamente e modernamente le regole democratiche, senza un coordinamento reale, senza una centrale operativa unica e con la sola pretesa di contare sulla sola buona volontà degli operatori delle forze di polizia, peraltro con forti disuguaglianze stipendiali, scaricando su di loro responsabilità sulla efficienza o non efficienza del sistema “sicurezza”, non si ottiene nulla ed i fenomeni che producono degrado e microcriminalità si amplieranno in modo esponenziale.

E’ necessario, con urgenza, orientare meglio tutto il dispositivo di prevenzione operante sul territorio e tale orientamento parte necessariamente dall’organismo decisionale ( Prefetto, Questore e Sindaco) attraverso la concertazione dei singoli poteri e competenze che dovranno esprimersi in un coordinamento effettivo, concreto e pratico di tutte le forze di polizia operanti sul territorio urbano.

Il Patto sulla Sicurezza, voluto più per mantenere forme di rispetto corporativistico che non una autentica operatività coordinata sul territorio, è abbondantemente superato. Così come va cestinato il Regolamento di Polizia Urbana perché è una inutile e nociva, talvolta contraddittoria, ripetizione di regole e condotte superate e/o già ampiamente disciplinate dalle leggi in vigore.

Si ascoltino le osservazioni e le considerazioni espresse, pur in modo minimale, dal Comandante della Polizia Municipale indicanti sostanzialmente l’impotenza del Corpo a contrastare con efficacia le nuove e pressanti esigenze sociali in materia di Sicurezza Urbana per comprendere che, senza una visione innovativa, senza una predisposizione di moderni apparati tecnologici e senza un’azione integrata delle forze in campo, senza una formazione adeguata del personale, il dispendio delle energie è vano ed infruttuoso per il mantenimento ed il miglioramento della vita pubblica e sociale della cittadinanza nel suo complesso di fronte a situazioni (sicurezza situazionale) sempre nuove, talvolta improvvise, che tendono a radicarsi in determinate zone del territorio.

MoVimento 5 Stelle Grosseto

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