Questo articolo, scritto dal professore Stefano Adami, rappresenta un quadro della situazione politica italiana alla vigilia delle ultime elezioni politiche nazionali avute nella primavera del 2008. Pubblicato su una rivista dall’Università di Amsterdam, costituisce un’immagine del tipo d’interesse che l’estero nutre per la scena politica italiana ed in particolare per la novità del M5S.
..surse ver’ lui del loco ove pria stava,
dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Dante, Purgatorio, VI, 72-78
Non fu molto difficile dapprima,
quando le separazioni erano nette,
l’orrore da una parte e la decenza,
oh solo una decenza infinitesima
dall’altra parte….
Ma dopo che le stalle si vuotarono
l’onore e l’indecenza stretti in un solo patto
fondarono l’ossimoro permanente
e non fu più questione
di fughe e di ripari.
Eugenio Montale, Lettera a Malvolio
1. Alle urne! Alle urne!
In un confronto elettorale svoltosi qualche giorno prima delle elezioni dell’Aprile 2006, un sorridente Berlusconi ricordava nel suo accento lombardo all’interlocutore, Romano Prodi: ‘La sua coalizione è troppo disomogenea. Non durerà, come è già successo anni fa col suo primo governo’. Prodi rispondeva severo, stringendo gli occhi e le labbra sottili: ‘Il mio governo durerà cinque anni’. In quel dibattito, Prodi proponeva agli italiani, in un contesto internazionale assai difficile (terrorismo, guerra in Irak, globalizzazione), un governo che – diceva – avrebbe saputo gestire e rilanciare con competenza un paese dalla crescita economica inferiore all’1 per cento annuo, povero per ricerca scientifica e con differenze sociali sempre più profonde fra Nord e Sud.
Abbiamo visto tutti com’è andata: il secondo governo Prodi, eletto per la prima volta anche con il voto degli italiani all’estero, è sopravvissuto a singhiozzo, stentatamente, per due anni scarsi, per poi cadere in parlamento dopo le dimissioni del suo Ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Ancora nel Natale 2007, Prodi dichiarava alle TV: ‘Io duro perché faccio’. E, a voler essere precisi, il governo Prodi era già caduto una volta un anno prima, quando il ministro degli Esteri, D’Alema, non aveva ricevuto la fiducia del parlamento sulla politica estera del governo (in particolare sulle missioni militari all’estero): in quel caso, però, il governo era stato poi rinviato alle camere dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e si era salvato.
Il secondo governo Prodi aveva debuttato, inoltre, varando il famoso ‘indulto’ che il ministro della Giustizia aveva addirittura presentato in carcere: una legge che ampliava in modo consistente benefici e sconti di pena per i già condannati. Nell’estate del 2006 sono stati liberati così moltissimi detenuti, nell’ordine delle decine di migliaia. Al momento delle dimissioni del ministro della Giustizia, nel gennaio del 2008, inoltre, il governo Prodi non era riuscito a fare le riforme giudicate necessarie per il paese: non aveva modificato la complicata legge elettorale con cui si è votato nel 2006 (soprannominata ‘porcellum’), né riavviato la crescita della moribonda economia italiana, e dell’impiego. Il 2007 si è chiuso con immagini disastrose per l’Italia, ed incomprensibili per gli osservatori stranieri: l’avvilente spettacolo della spazzatura che invade le strade di Napoli (con il Comune e la Regione che non riescono a risolvere il problema, nonostante gli ammonimenti della UE), le tragiche morti sul lavoro (calcolate su una media di 3 incidenti mortali al giorno solo nell’ultimo anno), e l’imbarazzante tentativo del primo ministro Prodi di spiegare ai giornali che non è vero che la Spagna ha superato – secondo tutti gli indici economici – l’Italia.
Siamo di nuovo alle urne, dunque, a neppure due anni dall’ultima volta. Anche se il quadro politico, per le elezioni del 13 aprile 2008, sembra apparentemente cambiato. Berlusconi sembra aver lasciato da parte il nome ‘Casa delle Libertà’, per usare solo quello, forse più spendibile, di ‘Popolo delle Libertà’. Un vecchio alleato di Berlusconi, inoltre, il leader dell’UDC, Pierferdinando Casini, ha definitivamente rotto l’alleanza fondata nel 1994 con l’imprenditore milanese. E questo sembra essere un primo dato di novità per molti osservatori, visto che l’alleanza fra Berlusconi (Forza Italia), Fini (Alleanza Nazionale), Bossi (Lega Nord) e Casini (UDC) sembrava eterna. E invece no: Casini ha avuto il coraggio di negare a Berlusconi la fusione del proprio partito nel ‘Popolo delle Libertà’, e ha scelto di correre da solo con il proprio simbolo, lo scudo crociato.
A guardarla bene, la scelta di Casini sembra fatta in piena consonanza con i desiderata della gerarchie vaticane e con la Santa Sede, che non vede di buon occhio la dissoluzione di una identità precisa dei cattolici nella politica italiana. Il che può creare qualche problema a Berlusconi, visto che gran parte del voto cattolico potrebbe andare all’UDC di Casini invece che al ‘Popolo delle Libertà’. In ogni caso, la vecchia coalizione che vinse nel ’94 si ripresenta con Fini e Bossi.
Anche nell’altro campo si registrano alcune profonde scosse telluriche. A cominciare dalle decisione di Walter Veltroni, sindaco di Roma, di dare vita ad una nuova formazione politica. Dopo poco più di un quindicennio di travagliata esistenza, infatti, secondo Veltroni la vecchia forma-partito – battezzata prima PDS, poi DS – nata dalle ceneri del PCI e dagli eventi del 1989, ha fatto il proprio tempo. Veltroni ha dunque proposto una nuova formazione politica dal nome ‘americaneggiante’: il Partito Democratico. Veltroni ha inoltre varato le ‘primarie’ per scegliere il leader del partito e, nell’ottobre del 2007, è risultato primo in questa forma di consultazione, che vedeva concorrenti anche Rosy Bindi ed Enrico Letta.
Che tipo di formazione politica è il Partito Democratico? A quale cultura politica si ispira? Secondo molti osservatori, è ancora poco chiaro. Veltroni ha deciso di correre da solo, senza la coalizione che aveva caratterizzato l’Unione di Prodi, strettamente collegata con i partiti della sinistra. A guardare le liste del Partito Democratico di Veltroni, però, troviamo di tutto un po’: militari, ex candidati di Forza Italia, imprenditori, cattolici ‘fondamentalisti’.
Veltroni ha confermato solo l’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, l’ex magistrato che fu protagonista della stagione di ‘Mani Pulite’. Nelle liste di Veltroni sono entrati, anche se con qualche malumore, i Radicali di Marco Pannella, protagonista di storiche battaglie civili nell’Italia degli anni ’70. Le Sinistre, invece, escluse dall’accordo, corrono da sole, con il nome di Sinistra Arcobaleno.
Veltroni ha dunque cominciato a battere l’Italia su un pullman che si fermerà in tutte le provincie italiane, dando l’occasione al candidato di spiegare il suo programma nelle piazze del paese. Questo è il complicato scenario che l’elettore si troverà davanti il 13 aprile.
2. Origini
In realtà, il complesso quadro che abbiamo appena visto è sostanzialmente figlio di due eventi, di due date precise. La prima data è il 1989, con la fine dell’URSS e la dissoluzione del blocco sovietico. In quell’anno, Achille Occhetto, allora segretario del Partito Comunista Italiano, crede di capire che il lungo percorso storico del PCI – profondamente legato all’Europa dei due blocchi e all’ex Unione Sovietica – è arrivato alla fine, e che è necessario dar vita ad una nuova formazione politica. Dopo una lunga e lacerante discussione interna nasce così il Partito Democratico della Sinistra, PDS. Un gruppo di dirigenti storici dell’ex PCI, però, non approva la ‘svolta’ di Occhetto e crea invece una formazione chiamata Rifondazione Comunista, RC.
Il secondo evento, ancora più violento e lacerante per il mondo politico italiano, avviene nel 1992: la famosa inchiesta giudiziaria, aperta a Milano, nota con il nome di ‘Mani Pulite’, o ‘Tangentopoli’. Nel giro di pochi mesi, i magistrati lombardi riescono a documentare che i ‘politici di professione’ di tutti i partiti prendevano soldi, tangenti, per approvare e portare avanti le iniziative politiche ed amministrative più disparate: dalla concessione di uno spazio in un cimitero, ad un posto di degenza in un ospedale, dall’assunzione in un ente pubblico, alla vittoria di un appalto, dall’esonero al servizio militare, al ricovero di un anziano in un ospizio. In brevissimo tempo, l’indagine di ‘Mani Pulite’ diviene incredibilmente popolare, appoggiata da quasi tutta la stampa italiana e dalla TV, che trasmette la sera le udienze dei processi ai politici arrestati.
Si hanno così episodi incresciosi, che ricordano i manzoniani tumulti del pane nella Milano del ‘600, e che catalizzano il malumore della folla, come quando moltissimi cittadini si raccolgono davanti all’Hotel Raphael di Roma per aspettare l’uscita di Bettino Craxi, allora segretario del Partito Socialista Italiano, uno dei partiti più colpiti da ‘Mani Pulite’, e tirargli una pioggia di monetine al grido di ‘rubati anche queste’. Gli italiani sembrano dimenticare che i leader adesso invisi, sono leader proprio perché loro, fino a ieri, li hanno votati.
Antonio Di Pietro, uno dei magistrati del pool di Milano, diviene un eroe nazionale. Con il diffondersi dell’inchiesta, i partiti che ne sembrano meno colpiti sembrano essere due: il rude movimento ‘separatista’ di Bossi, la Lega Nord, nata nella seconda metà degli anni ’80 nel nord Italia, con l’ambizione di rappresentarlo, e il PDS di Occhetto, che schiera, però, lo stesso gruppo dirigente del vecchio PCI. In poco tempo, invece, ‘Mani Pulite’ porta alla fine politica i due partiti che avevano costruito i vari governi degli anni ’70 e ’80: la Democrazia Cristiana – comunemente chiamata la ‘Balena Bianca’ – ed il Partito Socialista Italiano di Craxi.
Nel 1993, dunque, le due formazioni che sembrano trarre vantaggio dagli eventi sono proprio la Lega Nord ed il PDS. Quest’ultimo, in particolare, sembra – secondo molti osservatori – avviarsi ad essere la nuova formazione che indirizzerà la politica italiana, al punto che lo stesso Occhetto definì una coalizione elettorale che vedeva al suo centro il PDS come la ‘gioiosa macchina da guerra’. Ma è qui che s’inserisce una ulteriore, inattesa svolta. La ‘discesa in campo’ di Silvio Berlusconi.
Numerose voci avevano già fatto pensare, infatti, che Berlusconi – proprietario delle TV private Canale 5, Rete 4 e Italia 1, e della squadra di calcio del Milan, e politicamente legato al segretario del PSI Craxi – stesse per entrare in politica. Ma la conferma ci fu il 26 Gennaio 1994, quando Berlusconi diffuse un messaggio televisivo che presentava il nuovo partito, Forza Italia. ‘L’Italia è il paese che amo’, cominciava Berlusconi. Poco tempo dopo Berlusconi presentava la sua coalizione, fatta con il leader dell’allora Movimento Sociale Italiano, Fini, la Lega Nord, e i cattolici di centrodestra.
Un nuovo linguaggio politico sconvolgeva i tradizionali codici di un sistema politico estremamente conservativo ed immobilista come quello italiano: un linguaggio fatto di TV e di sondaggi elettorali. Un linguaggio che prometteva di risolvere in breve tempo il problema della disoccupazione in Italia. Una esperienza che il regista Nanni Moretti ha cercato di raccontare per immagini, a modo suo, nel film Il Caimano.
Alle elezioni del 1994, gli italiani dettero la maggioranza a Berlusconi, dimostrando che quel linguaggio era a loro più consono. Ma il primo governo Berlusconi non durò a lungo: dopo due anni, infatti, cadde per l’uscita della Lega Nord dalla coalizione. Ci fu dunque un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, con lo scopo di preparare le elezioni, che questa volta furono vinte da Prodi. Ma anche il primo governo Prodi non ebbe una vita lunga: una ‘congiura di palazzo’, con l’uscita di Rifondazione Comunista dal governo, lo fece cadere per consegnare il posto di primo ministro a Massimo D’Alema. Che, dopo poco, si dimise. Alle elezioni del 2001, Berlusconi, presentatosi con un governo che prometteva grande crescita economica ed una lunga serie di opere pubbliche (tra cui il famoso Ponte sullo stretto di Messina), vinse, e riuscì a governare 5 anni, per l’intera legislatura, fino al 2006.
3. Il caso Grillo
In conclusione, i mali genetici, costitutivi della cultura politica italiana sembrano essere due:
L’onnipervasività: come ha dimostrato chiaramente l’esperienza di ‘Mani Pulite’, in Italia la politica è da sempre totalizzante, si occupa e decide di tutto, dai finanziamenti per la costruzione di una strada, ai concorsi per medici, dal restauro di una scuola, alla spazzatura, alle macrostrategie economiche e sociali. Non è possibile nulla, dunque, al di fuori della politica, e non esiste uno spazio autonomo, indipendente, tecnico, che si occupi delle questioni concrete. La politica monopolizza tutto. Questo rallenta il cambiamento, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo, e lo rende possibile solo se fa parte di una strategia politica.
Le carriere politiche come carriere a vita: chi le intraprende lo fa, generalmente, fino alla pensione. Questo impedisce il ricambio e lo orienta con schiere di ‘cloni’ delle generazioni precedenti.
Nonostante che questi due problemi fondamentali della politica italiana siano stati ormai individuati e pubblicamente analizzati da decenni, non si è fatto ancora nessun tentativo concreto per risolverli. Difficilmente, infatti, uomini politici e partiti italiani potrebbero essere convinti a tagliare il ramo su cui sono seduti. Ma basta guardare la situazione di questi ultimi mesi in Italia per vedere come la politica italiana sia ancora basata proprio sui due caratteri sopra individuati: la politica che decide sovrana su tutto, e che è la ‘professione’ di una vita. Si guardi il caso del ministro della giustizia Mastella, che nel discorso delle sue dimissioni sbandierava i suoi ’35 anni e oltre di ‘attività politica’, svolta – a guardare il curriculum – prima con la DC, poi con Berlusconi, poi con Prodi. Oppure il caso della spazzatura di Napoli: problema ben presente fin dal 1994, quando l’attuale presidente della Regione era sindaco della città, e che si è creato e protratto per 14 anni – secondo gli osservatori – unicamente per le inerzie ed i veti della politica.
Un libro uscito nel 2007, ‘La Casta’, scritto dai giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, descrive ulteriormente il mondo di privilegi in cui i politici italiani vivono da sempre, e in cui vivranno in futuro, ed il modo in cui la società politica italiana riproduce se stessa. Ma denunciare un problema non significa ancora avviarsi a trovarne la soluzione.
Ma il 2007 in Italia vede una ulteriore, interessante novità nello scenario politico: l’entrata in campo di un attore comico, il genovese Beppe Grillo. A dire la verità, già negli anni ’80 Grillo aveva indirizzato i suoi toni satirici ed ironici verso la critica del potere e dei potenti italiani, fino ad ottenere l’esilio dalla TV pubblica italiana a causa delle sue battute. Negli anni ’80 e ’90, dunque, Grillo aveva svolto la sua attività di comico nei teatri e nelle piazze, senza più apparire in TV. Con gli anni, inoltre, si era acuita sempre di più la sua sensibilità per le tematiche ambientali, della salute, della sicurezza nei posti di lavoro, e per le battaglie civili in genere.
Negli ultimi anni, Grillo ha aperto un frequentatissimo blog (www.beppegrillo.it), dove diffonde informazioni, analisi e critiche sulla situazione dell’ambiente e della società italiana, e raccoglie lettere e sfoghi da parte dei numerosi lettori. Una battaglia centrale per Grillo è quella sull’ambiente. Un’altra è invece contro il ‘precariato’: cioè contro quella forma di assunzione ‘a tempo’ sviluppatasi in Italia nel corso degli ultimi dieci anni (in particolar modo dal 1997, con le norme che lo favoriscono del cosiddetto ‘pacchetto Treu’), e che ha creato una generazione di lavoratori temporanei che ha possibilità – nel futuro – non di essere assunta in modo stabile, ma solo di continuare ad essere assunta ‘a singhiozzo’. Quelli che Grillo chiama i ‘precari a vita’, e che il ministro dell’economia Padoa Schioppa ha recentemente definito ‘bamboccioni’.
Dato che l’interesse nazionale ed internazionale verso la sua attività ed il suo blog cresce giorno dopo giorno, con numerose testate straniere che gli dedicano lunghi articoli e copertine, Grillo decide di dedicare una giornata alla discussione pubblica di alcune proposte legislative da presentare in parlamento: ed indice, per l’8 settembre 2007, a Bologna, il ‘Vaffa Day’.
Intimoriti dalla crescente popolarità di Grillo, giornali e politici italiani scelgono di ‘oscurare’ la manifestazione, definendola come una pericolosa manifestazione di ‘antipolitica’, di qualunquismo. Il giorno prima della manifestazione di Grillo, pochi quotidiani nazionali ne danno notizia in modo visibile. Ma la manifestazione ha un enorme successo, sia a Bologna che in tutte le piazze d’Italia. La ‘legge d’iniziativa popolare’, per cui vengono raccolte le firme, e che propone l’eleggibilità per massimo due mandati, e la non eleggibilità per chi abbia avuto condanne, raccoglie tutte le firme necessarie.
È un segnale che non può essere ‘oscurato’. Grillo decide inoltre di partecipare alle elezioni amministrative locali con proprie liste, e di indire una seconda manifestazione nazionale: il 25 aprile 2008, sarà dedicata alla trasparenza e all’etica dell’informazione in Italia. Beppe Grillo come una versione moderna di Bertoldo, il contadino creato dalla fantasia del barocco Giulio Cesare Croce, figlio di una cultura contadina fatta di ironia, di problemi materiali, e di smascheramento dell’autorità, che critica senza timore il potere? All’indomani della manifestazione di Grillo a Bologna, Prodi dichiara in TV, alla trasmissione ‘Porta a Porta’ del 17 settembre 2007: ‘la politica italiana sarà corrotta e incapace, ma la società non è migliore’. Come ricordava Pasolini nei bei versi de La Guinea:
L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione…
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.
Questo, dunque, il contesto. E le elezioni d’Aprile, come finiranno? Numerosi sondaggi circolano già sulla stampa e fuori. In un suo recente intervento, il sondaggista Renato Mannheimer ha mostrato come – secondo le sue ricerche – tra i giovani 18-20enni, alle prime esperienze di voto, sia in crescita il consenso per la Lega Nord e la Sinistra Arcobaleno. Ma la campagna elettorale è iniziata adesso, e ne vedremo ancora delle belle. La speranza maggiore, però, è che, un giorno, in qualche modo, l’Italia riesca finalmente a liberarsi dalla ‘servitù’ di cui parlava già Dante.
prof. Stefano Adami
Bibliografia
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Id., Berlusconi: ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica, Einaudi, Torino, 2003
Jones, Tobias, The dark heart of Italy, Faber and Faber, London 2003
Travaglio, Marco, et al., Mani Sporche. 2001-2007. Cosi Destra e Sinistra si sono mangiati la II Repubblica, Chiarelettere, 2007