Gentile Direttore,
vorremmo approfittare del suggestivo intervento del consigliere comunale Massimo Felicioni, sul Suo giornale in data 8 febbraio u.s., per intervenire, se ce lo consentirà, nel dibattito cittadino, in questa fase pre-elettorale, su una questione che non riguarda solo la gestione delle Mura Medicee grossetane ma, emblematicamente, quella dell’intero territorio maremmano.
Felicioni, nel suo intervento, plaude all’iniziativa di far svolgere il Maremma Food & Wine Shire sulle mura cittadine, esaltando il valore strategico della scelta.
La prima domanda che vorremmo porre è: a che serve, o dovrebbe servire, spendere ogni anno svariate centinaia di migliaia di euro per Maremma Food &Wine Shire? Se l’obiettivo è vendere un po’ di vino e di prodotti agroalimentari, forse funziona; se invece, come afferma lo stesso Felicioni, deve servire a promuovere la Maremma, il cui settore strategico, quello turistico, versa, da anni, in condizioni di declino evidenti e ogni anno più gravi, allora la risposta che dobbiamo dare è che si tratta di un progetto sbagliato e di uno spreco di risorse.
Il dato di fatto è che il vino, ed in generale i prodotti agroalimentari maremmani, non sono stati finora, e difficilmente diventeranno un fattore determinante di attrazione territoriale, per due ordini di motivi: il primo è che la Maremma attrae per l’autenticità del suo territorio, per la forza del suo ambiente naturale, fin qui salvaguardati solo dall’inconsistenza di qualunque progetto di sviluppo che avrebbe potuto trasformarli (come il progetto di autostrada, che è inutile e dannoso, ma per fortuna le classi dirigenti locali, in quarant’anni, non sono ancora riuscite a mettersi d’accordo su uno straccio di tracciato); il secondo è che non esiste un tessuto di eccellenze agroalimentari significative e riconosciute, cioè sufficientemente attrattive, né in termini di prodotto (non esistono grandi vini o grandi formaggi maremmani e quante persone sanno dei premi vinti dal Frantoio Franci?) né in termini di servizio (ad esempio, quali e quanti sono i grandi o rinomati ristoranti maremmani?). Invece i prodotti agroalimentari maremmani hanno sempre svolto, efficacemente, un ruolo complementare all’offerta di servizi turistici che potrebbe rappresentare, ed ha rappresentato in passato, la spina dorsale dell’economia territoriale e che oggi stenta ad adeguarsi agli standard moderni di efficienza e di qualità.
E’ facile recitare il mantra del “promuovere il brand Maremma” (copyright del Presidente Lamioni) , di moda da qualche tempo, senza porsi il problema di cosa serva a promuovere un territorio, quali servizi debbano essere predisposti, quali settori debbano essere sviluppati; pensiamo, ad esempio, a un sistema centralizzato ed efficiente di gestione dell’offerta turistica, magari organizzandosi meglio, la prossima volta, per non sbagliare il bando di gara per la gestione del servizio, come ha fatto l’Amministrazione Provinciale. Servirebbe anche sviluppare una qualche eccellenza nella gestione dell’ambiente, come un’efficiente raccolta differenziata dei rifiuti o la salvaguardia delle falde acquifere; ma anche su questi punti, il principale pericolo da scongiurare, viste le sue funzioni istituzionali, è l’attività della Provincia di Grosseto (vedi dossier ENI e progetto 6 Toscana). Oppure un serio progetto di animazione e comunicazione sul territorio, ad esempio fornendo supporto organizzativo alle molte realtà che vogliono organizzare sagre e fiere locali, affinché le iniziative, spesso animate da motivazioni più che rispettabili, sviluppino un’offerta tipica ed originale, anziché limitarsi a far concorrenza con proposte spesso scadenti, per pochi giorni e nel periodo di massima affluenza turistica, ai professionisti del settore che pagano l’affitto, il personale ed i consumi tutto l’anno. Vogliamo parlare del cavallo, delle decine di occasioni perse e dimenticate per farne un mezzo di fruizione e promozione del nostro ambiente, della vergogna dei segmenti di strade pubbliche, doganali e demaniali, inglobate dalle aziende nel disinteresse generale, che rendono di fatto impossibile, senza una schietta volontà politica, la realizzazione di un serio circuito di ippovie, con le ricadute economiche che comporterebbe? Abbiamo, in Maremma, tre porti turistici di buon livello internazionale, Cala Galera, Punta Ala e Scarlino, che sono dei luoghi semideserti per dieci mesi l’anno, oltre ad una serie di porticcioli minori; uno di essi, Punta Ala, per qualche anno ha ospitato la base di una sfida di Coppa America, mentre grossetana è una campionessa olimpica di windsurf pluridecorata.
Davvero siamo incapaci di progetti in grado di rianimare il comparto dei turismi connessi alla nautica ed al mare? Insomma, qual è la visione strategica di cui parla Felicioni? A cosa si riferisce?
I cittadini attivi del Movimento 5 Stelle ritengono che, anziché di eventi (passerella per i dirigenti di turno come anche la recente “Festa della Maremma”), vi sia invece bisogno di progetti e politiche di settore, mirati a valorizzare le risorse e le capacità di tutti i cittadini, nei diversi comparti e in tutte le aree del nostro territorio.
Felicioni si augura che questa sia l’occasione perché Grosseto assuma infine un ruolo di vera “capitale” maremmana. Che il Maremma Food&Wine Shire si svolga sulle Mura Medicee (il luogo meno maremmano della Maremma) anziché in quel “piazzalone del Madonnino” (la definizione è del Presidente Lamioni, attualmente a capo della struttura che ne è la principale azionista) è senz’altro una buona notizia per i negozianti del centro cittadino, cui vanno i nostri auguri di buon lavoro. Ma non è così che Grosseto riuscirà ad assumere il ruolo che, ad esempio, svolge Arles in Camargue: mancano i progetti e le iniziative diffuse sul territorio, che sono ciò che giustifica un ruolo di presentazione e di rappresentanza, di coordinamento e supporto.
Pensiamo che Massimo Felicioni abbia scritto d’istinto e, riflettendo, possa convergere con noi, aiutandoci a denunciare tutti coloro che continuano a buttare i nostri soldi in iniziative delle quali è impossibile o inutile verificare la ricaduta sul territorio. Il nostro intento non è “spegnere il lumicino di quello accanto” (copyright sempre del Presidente Lamioni), bensì quello di illuminare realtà che stanno decadendo, nel generale disinteresse degli enti preposti alla progettazione del loro sviluppo. Su questi temi il Movimento 5 Stelle chiede la partecipazione attiva dei cittadini e resta disponibile a qualunque confronto, in qualunque sede, prima e dopo il voto.
Grazie per la cortese attenzione.
Guido del GizzoMoVimento 5 Stelle Grosseto

67 commenti
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Il grande vizio maremmano di “criticare” sempre… Trovo ingiusto l’attacco “poco velato” che viene fatto a Lamioni, il quale ha cercato di animare un settore maremmano, quello agroalimentare, che, mi permetto di dire, è importantisimo per questo lembo di terra, in termini d’investimenti, di occupazione e di intrinseca promozione del territorio.
Lamioni, colpevole di credere con entusiasmo che “cavalcando” l’onda del turismo enogastronomico, (che funziona pertanto in moltissime regioni italiane ed europee) , attraverso la promozione e la conoscenza dei prodotti eccellenti che questa terra produce, avrebbe “comunicato” anche la storia, la natura e le peculiarità della Maremma!!! Certo, si può fare di più e meglio… ma non è la CCIAA, o il suo Presidente, ad essere colpevoli di cattiva gestione del territorio, risultato di decenni di amministrazioni senza “progetto”!! Certo, la Maremma è paesaggio, natura, mare….ma smettiamola di continuare a pensare che ciò basti per “sviluppare” un territorio…. ci vuole ben altro, e in primis competenza, cultura dell’accoglienza, confronto con altre realtà… insomma, “professionalità” !! Quanta “cafonaggine” ed “ignoranza” è ancora presente in questo bellissimo territorio!! E, prendo atto che le migliaia di piccole aziende, che tutti i giorni promuovono la Maremma attraverso i propri prodotti, non sono una realtà ritenuta importante….nonostante siano proprio queste, col loro lavoro che comincia all’alba, a rendere belli quei paesaggi che tanto vengono citati!!
Aziende che, non mi stupisco da quel che leggo, non hanno mercato nel proprio territorio, ma che, fortunatamente, sono apprezzate
nel resto d’Italia e all’estero !! Lasciate i produttori fare il loro lavoro, lasciateli promuovere i loro prodotti una volta l’anno nel loro territorio…hanno già il merito di curare il “giardino” della Maremma…al resto (strade, porti, mare, ecc….) pensateci voi e gli amministratori competenti con i fatti, non solo parole!!! Se lo farete, saremo al vostro fianco, perché, ve lo devo dire, promuovere prodotti eccellenti di un territorio “decadente” costa molta, ma molta fatica!!!
non è una critica velata a Giovanni Lamioni…..è esplicita.
Ma penso che la colpa sia della politica assente, cui lui, in qualche modo, supplisce.
E l’errore consiste nel voler cavalcare le esportazioni di prodotto, invece delle importazioni di consumatori….
E nel voler costruire una politica di marchio territoriale sul nulla o, peggio, sulla cattiva gestione del territorio….
non può funzionare e si sprecano dei soldi
Guido
Cosa si puo’ fare per animare la Maremma, questo sembra essere il tema. Certamente molte cose, alcune delle quali gia’ citate da chi e’ intervenuto, e molte di esse potrebbero essere anche fatte a costo zero o quasi (per es. migliorare l’accessibilita’ ad una risorsa unica quale il Parco della Maremma). Pero’ quando Guido del Gizzo liquida l’agroalimentare maremmano con una frase come questa :”non esistono grandi vini o grandi formaggi maremmani e quante persone sanno dei premi vinti dal Frantoio Franci?) né in termini di servizio (ad esempio, quali e quanti sono i grandi o rinomati ristoranti maremmani?)” secondo me si sbaglia. Si sbaglia perche’ la gente non necessariamente cerca e desidera i “grandi vini” (occorrerebbe poi definire questo termine: sono quelli con piu’ riconoscimenti? Se e’ cosi’ si informi, perche’ ve ne sono molti anche qui), e si sbaglia perche’ la vocazione e’ testimoniata dalla presenza di 9000 ettari di vigneto, che ne fanno la terza provincia toscana per dimensioni vitate, con evidenti ricadute sull’economia del territorio, di cui il Morellino di Scansano rappresenta la terza DOCG per grandezza, dopo Chianti e Chianti Classico.
Ottimo quindi il richiamo ad allargare il tiro, ma non sottovalutiamo il valore, sia simbolico ma anche e sopratutto venale delle produzioni agroalomentari.
Una nota sulla ristorazione: in Maremma esiste quella di qualita’ (5 ristoranti stellati Michelin per es.) ed e’ un fondamentale ambasciatore del territorio verso chi viene da fuori.
Se poi, in finale si vuole aprire il dibatitto su come usare i soldi pubblici per promuover il territorio e le sue produzioni, c’e’ chi, come me, non aspetta altro.
Gianpaolo Paglia - Poggio Argentiera
bene, il dibattito è aperto….
il martedi sera, ore 21, laboratorio del fare, fondazione il sole, viale uranio, grosseto.
Gruppo di lavoro turismo ed occupazione, parliamo proprio di questo….
a presto
Guido
Sono perfettamente d’accordo con Guido: le peculiarità della Maremma per il turista sono l’ambiente, inteso come mare, verde del paesaggio, tradizioni rurali vecchie (che nelle metropoli reputano addirittura “antiche”), come la figura del buttero o dell’agricoltore tradizionale, che tramite l’agriturismo consente al turista di vivere la Maremma autentica “da dentro”. Tra l’altro, diciamocelo pure, l’imprenditore turistico maremmano ha anche la fortuna di rispondere a richieste molto naturali, quindi fa la propria fortuna vendendo ombra, aria pulita, mare pulito, paesaggi da cartolina e cibi la cui provenienza non lascia dubbi, al contrario di quelli esposti nei supermercati cittadini.
Tuttavia, nonostante la semplicità delle nostre peculiarità turistiche e territoriali, ci perdiamo ancora nel tentativo di valorizzare ciò che non è nel nostro vero patrimonio economico e culturale: intendiamoci, la produzione di buon vino non è certo da disdegnare, tanto più che il Morellino si produce da sempre ed ha una sua identità, tuttavia non sarà mai “per il buon vino” che il turista cercherà la Maremma, anche perché arriveremo sempre secondi o terzi, rispetto a Chianti e Brunello, per le tradizioni più radicate che hanno a livello mondiale.
La Maremma si contraddistingue per l’ambiente e questo attrae il turista più di ogni altra cosa, anche se, purtroppo, ben lungi dall’essere valorizzato. Penso ad un mare, di cui non ne esiste pari a Nord di Follonica e a Sud di Capalbio; questo ha il potenziale per divenire un paradiso della pesca professionistica, a partire dalla salvaguardia-incremento del patrimonio ittico (ci chiediamo perché ci sono solo professionisti isolati che si occupano di questo!!), al pescaturismo e produzione ittica di qualità. Grazie alla professionalità di pochi, ma esperti operatori del settore, il nostro mare potrebbe sperimentare un nuovo modo di far pesca, mettendo in sinergia appassionati e professionisti per circoscrivere aree di rispetto, stabilire fermi biologici appropriati, lottare contro la pesca illegale, ecc, consentendo la riproduzione e diffusione del pesce; questo mare è anche un banco di prova anche per il diving di qualità, diffuso sì, ma assolutamente sotto sfruttato.
La risorsa mare va messa “in sistema” con l’entroterra, senza grandi stravolgimenti ed improbabili strade eno-gastronomiche: abbiamo riserve naturali in tutti gli angoli della provincia, guarda caso quelli meno abitati e frequentati; è qui che vanno indirizzati i turisti, distribuendone al meglio la frequentazione su tutto il territorio. Abbiamo sagre e feste paesane che vanno però tutelate, penso ad un Consorzio di Tutela delle sagre, con tanto di regolamento, con il quale si metta definitivamente uno spartiacque tra la Sagra che esiste da cinquant’anni, dalla festa paesana, intentata dalla polisportiva, per finanziare la squadra di calcio!
Circa gli agriturismo, hanno la possibilità di offrire (secondo un modello di sviluppo che è futuristico, altro che vecchio o da dilettanti!) prodotti di qualità, intendo dell’orto, del piccolo appezzamento, cioè di una agricoltura semplice, biologica, riconducibile alla piccola proprietà, quale è la nostra, quindi priva di alternative di mercato, ma che si distingue per il modello a “km 0”, proponendo prodotti di eccezionale livello e valorizzandoli al massimo.
Pertanto, come al solito, il segreto della valorizzazione del nostro territorio sta nella semplicità e nel buon senso; chiediamoci ancora: quali sono le caratteristiche per cui la maremma si distingue? La risposta è altrettanto semplice: la natura e tutto ciò che ne deriva, ma nel proporre questo patrimonio ci vuole competenza e bisogna imparare ad esserne orgogliosi. Quando sento parlare di improbabili fiere internazionali per promuovere il vino e con esso il nostro territorio, ma al contempo constato che le nostre spiagge, le nostre strade, perfino la nostra campagna è una discarica a cielo aperto, comprendo che, oltre alla inciviltà di tanti concittadini e turisti, qualche amministratore o politico locale non ha capito quali sono le risorse su cui veramente bisogna puntare e mi chiedo anche se il loro atteggiamento sia da considerare solo miopia, incompetenza, o anche una forma di inspiegabile e assurdo complesso di inferiorità che affligge da sempre certi maremmani, vale a dire il timore di essere considerato un rozzo contadino, complesso che lo spinge a tentare di emanciparsi verso un modello di cittadino metropolitano. Questo tipo di maremmano, che si vergogna della propria origine contadina, quando assume una posizione di potere politico o economico, cerca di vestire i panni dell’industriale o dell’imprenditore, per potersi riscattare e scalare un gradino, o forse più, nella società. Così facendo però, non solo tradisce le proprie origini e la propria gente, dimostrandosi un autentico “rozzo e ignorante”, ma finisce per prendere decisioni sbagliate riguardo alla valorizzazione del territorio, con conseguente fallimento.
Consiglio quindi a molti dei nostri amministratori di tornare al podere per ricominciare la vita che facevano i loro nonni, perché in questo territorio, oggi, sarebbe molto importante saper fare ceste di vimini, essiccare le castagne, allevare bestiame brado di qualità, coltivare frutti di bosco, produrre biomasse, ecc; lo dico senza nessuna ironia, ma anzi, con invidia, perché se la possedessi io, anche una piccola una tenuta, avrei fatto questa scelta da tempo, ritenendola vincente sotto tutti i profili. Per giunta sono anche agronomo, quindi figuriamoci!
Tra l’altro, se ascoltassero il mio consiglio, non so quali nuovi imprenditori agricoli ci troveremmo di fronte, se capaci o meno, certamente però perderemmo dei cattivi amministratori e sarebbe già qualcosa!
Fabio TINTI