Un futuro per la Maremma: dal distretto rurale alla bio-regione

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Vorrei dimostrare l’importanza per il nostro Territorio del valore Paesaggio e Ambiente affinchè un nuovo radicamento culturale, sociale ed economico abrracci la nostra amata Maremma. Il Territorio, come lo sottolinea Alberto Magnaghi, è frutto della fecondazione della Natura con la Cultura. La coscienza (di luogo) del Territorio, inteso anche come Paesaggio, nasce dalla conoscenza della natura, dei luoghi, delle persone che vi abitano e dei tanti legami e connessioni che intercorrono tra questi elementi: le nostre “Radici”, appunto. La tutela del Paesaggio nasce dalla presa di coscienza collettiva di questo connubio da parte dei cittadini ma anche da parte degli amministratori.

Anche la nostra Provincia sbandiera la Natura, associandola a piu non posso al brand ‘Maremma’, che per ora e forse per poco (se continua cosi) è ancora sinonimo di Natura ed è un marchio vincente. La nostra Provincia è un distretto rurale, ha una bassa densita demografica, ed è il territorio che ha statisticamente il maggior numero di imprese agricole. Ha una stratificazione di antichi retaggi di agricoltori, che affiancavano i minatori ed i boscaioli in queste economie legate ai luoghi. Ha anche attratto, grazie alla bellezza dei suoi paesaggi e alla Cultura storica ed artistica delle sue città e borghi, nuovi agricoltori per un rinnovo generazionale oltre che di visioni. Ha attratto, anche grazie alle politiche di ricupero del patrimonio dei fabbricati rurali, l’utente metropolitano che soggiorna in questi luoghi intrisi di radici, per un ritrovato necessario dialogo tra citta e campagna.

In Maremma, la scommessa di scegliere di essere Bio-regione è possibile. Il nostro Territorio sembra preservato. Ma la nostra qualità di essere territorio poco antropizzato, con un passato minerario ecc. ecc. purtroppo ci rende facile preda preda dei nuovi colonizzatori. Parte della popolazione ha un retaggio culturale tale da essere spesso abituata a sottostare a decisioni prese da altri; il passato minerario ha lasciato caverne e buchi che invitano ad essere colmati, i paesi sono distanti, la rete telematica è a singhiozzo, la comunicazione non circola e la partecipazione e la trasparenza sono pressoché inesistenti… Possiamo dunque essere prede di questi attacchi alla Maremma, con la scusa dello sviluppo. Certo, ma è uno sviluppo che prevede occupazione abnorme di suolo, voracità energetica, concentrazione di agenti inquinanti, consumo di risorse non rinnovabili, ecc… tutti fattori che vanno sempre piu chiaramente rivelandosi come concause significative della crisi ecologica locale e planetaria.

Crisi ecologica ma anche di conseguenza crisi economica. Le teorie tradizionali dello sviluppo, legate alla crescita economica illimitata, hanno considerato il territorio in termini sempre piu riduttivi: il produttore/consumatore ha preso il posto dell’abitante; il territorio è utilizzato come puro supporto tecnico con razionalità interne al contesto economico e sempre più indipendenti dalle relazioni con il luogo e la sue qualità ambientali, culturali e identitarie. Cio ha prodotto una crescita della ricchezza di durata effimera, accumulando nel tempo e in modo esponenziale il degrado ambientale e sociale che ha prodotto l’insostenibilita dello sviluppo e l’obsolescenza del concetto di sviluppo stesso. Questa caratteristica porta la “megalopoli” alla “necropoli”. Metropoli non come sinonimo di grande città ma come “forma di urbanizzazione distruttiva della citta”, che distrugge la natura peculiare dei luoghi e delle città cancellandone differenze, identità, complessità, coprendo il territorio di funzioni economiche e di “non-luoghi” ovvero di spazi privi di identità, relazioni, storia, in una progressiva privazione degli elementi fondativi della città, privazioni che hanno portato all’amnesia dei saperi e delle comuni Radici. Lo fa disarticolando sul territorio funzioni del ciclo economico, seppellendo a caso paesi, città, tessuti territoriali e paesaggi agrari, quelli che sono stati forgiati con il susseguirsi delle generazioni: “ogni filare di vite o ulivi è la biografia di un nonno o di un bisnonno” (Indro Montanelli). E’ questo ciò che vogliamo per la nostra Maremma, luogo simbolo di Natura per tutti? E’ questa l’immagine del brand ‘Maremma’ e prima ancora del brand ‘Toscana’, dove l’agricoltura ha disegnato il Territorio, il Paesaggio e ne è diventata l’espressione identitaria?

Nella bio-regione urbana, ai nuovi agricoltori è affidata in primo luogo la produzione delle filiere alimentari che contribuiscono a ridefinire l’identita dei luoghi. Alle funzioni ecologiche e paesistiche poi, si aggiungono quelle relative alla ospitalità agrituristica didattica e scientifica e alla costruzione di sistemi economici locali. Agriturismo e Geoturismo dunque insieme, intorno all’elemento Terra, come possibile volano di sviluppo corollario delle nostre radici. Sviluppo sostenibile integrato con una agricoltura di filiera corta e ovviamente di approccio virtuoso ai cosiddetti “rifiuti” con la scelta dell’opzione zero rifiuti da parte dei Sindaci. Queste filiere, a sostegno di una buona agricoltura e di un Paesaggio sostenibile ed identitario devono, per essere promotori di una realtà sostenibile e vivibile, essere corte. Filiera corta del Cibo, ormai integrata mentalmente almeno teoricamente, grazie ai GAS, alle condotte Slow Food, al Biologico ecc…; filiera corta delle energie, inspirandosi anche alla vecchia maglia poderale toscana dove l’energia veniva prodotta laddove era necessaria (es. pompe Vivarelli). Infine, e qui è un concetto nuovo, zero waste: una filiera corta anche per i rifiuti, perche, se è vero che il rifiuto è risorsa, lo puo essere solo se non entra nel “giro del cosiddetto business”, di matrice non sempre limpida e chiara.

Quindi, per contrastare efficacemente i vari attacchi alla Maremma, è opportuno che la nostra terra diventi veramente una Bio-regione, una Bio-regione a Rifiuti Zero che proponga una riconversione delle attuali problematiche in opportunità: verrebbero create delle vere o proprie miniere urbane con l’obiettivo di salvare la materia, recuperandola, riusandola, ma anche le persone, offrendo loro occupazione stabile; verrebbero creati i cosiddetti Money Jobs, del recupero, del riuso. Ricordiamo che l’incenerimento è un povero investimento, anche in termini occupazionali ed è un pessimo investimento se pensiamo al futuro degli abitanti in termini di salute e al futuro dei territori in chiave ambientale, in evidente contrasto con le nostre aree protette, la nostra natura e i nostri parchi che sono il vero sviluppo vocato del nostro territorio. La Maremma potrebbe essere il modello di queste micro-economie. Trasformare gli inceneritori in centri di smistamento e recupero delle materie prime in modo da rendere sempre meno necessario trivellare la nostra regione per trovarne altre. La geotermia che abbiamo è gia in sovrabbondanza per la nostra Maremma, quasi per la nostra Toscana, ed essa serve solo ad assicurare certificati verdi ad aziende private che ne hanno necesstità. Le biomasse devono essere tali e non è opportuno cambiare dei codici per smaltire altre cose, ricordiamoci della bakelite delle batterie che fu assimilata alla plastica per favorire la Polytekne di infausta memoria. Dobbiamo preservare la nostra Acqua e difenderla dell’inquinamento delle falde acquifere causate da geotermia, inceneritori ed altri “termovalorizzatori”, fino al fracking. Si tratterebbe di realizzare un vero e proprio laboratorio di sostenibilità applicata in armonia con tutti gli abitanti. La nostra Maremma deve continuare non solo ad essere sinonimo di Natura e di Cultura ma anche e soprattutto un territorio dove l’occupazione non dovrà essere il frutto di una tragica scelta: o il lavoro o la salute.

 

Donatella Raugei

MoVimento 5 Stelle

Bibliografia : Il Progetto locale – Alberto Magnaghi- 2010
Rifiuti Zero una rivoluzione in corso Paul Connett – 2012

 

Conferenza “Progetto Rifiuti Zero” di Paul Connet e Rossano Ercolini organizzata dai cittadini attivi del MoVimento 5 Stelle di Piombino e Follonica:


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  155. Grazie Donatella per il tuo contributo, aggiungerei da agronomo che nel laboratorio della bioregione maremmana possiamo inserire l’esperienza portante di circa 500 aziende bio presenti e vegete, che servirà valutare l’utilizzazione di una moneta alternativa, come del baratto e della banca del tempo e sopratutto che è possibile riportare il sorriso ed il canto tra le usanze collettive, spiegando ai bimbi come si coltiva un orto a scuola, gustando insieme fragole senza veleni ed infornando un pane fatto di farina di grani antichi moliti a pietra. Tutto questo è molto reale e già vivo, pronto a seppellire con una semplice risata l’arrogante avidità di chi finora ha gestito la semplicità agricola dei nostri comprensori, ancora per poco disserbati dalla pubblica amministrazione con la chimica di sempre.

  156. Giampaolo Ciurli il

    Per me questo articolo è molto prezioso. Mi ritengo persona costruttiva e non distruttiva, certo verso ciò che è scritto nell’articolo. Recentemente qualcuno mi obbiettò che la piana grossetana ha poca acqua, ovvero non sufficiente a pensare la terra intorno a Grosseto potenzialmente fruttuosa per un vivere sano all’insegna dell’autoproduzione e autosufficienza. Ma questo io non lo sò, non ho elementi per valutare questo dato. Mi dichiaro disponibile ad essere coinvolto in lavori di campagna come vengono descritti. Ciao e grazie