Per una nuova economia energetica e una nuova società che mettano al centro l’Uomo e la Natura

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L’attuale modello economico si basa sull’erronea presunzione che le risorse naturali e le fonti energetiche da combustibili fossili siano inesauribili. Ormai è sotto agli occhi di tutti che non sia così. Il loro sfruttamento, per oltre un secolo e mezzo, ha richiesto una quantità di capitali sempre più elevata, determinando l’industrializzazione e la centralizzazione di tutti i processi produttivi, inclusi quelli agricoli, e concentrando il potere economico e quello politico nelle mani della finanza a discapito dell’economia reale che è stata estromessa dai processi decisionali globali. Con i prodotti derivati, si è addirittura arrivati a scommettere sul fallimento di Stati sovrani, influenzando i Mercati privati dei capitali, i quali hanno a loro volta determinato il costo dell’autosostentamento di tali Stati, decidendo il prezzo dei capitali destinati a onorare i loro debiti sovrani.

Questa crisi, in Italia, si fa sentire con effetti ancor più devastanti: 1000 imprese chiudono ogni giorno e la disoccupazione è al 12%. Ma è proprio dall’Italia che può nascere un nuovo paradigma che consenta di superare questo modello di sviluppo centralizzato per adottarne uno distribuito che ci permetta di riprendere il controllo del nostro destino economico ripensando, in chiave ecologica, non solo l’economia ma anche la società. Bisogna ricominciare dalla biosfera, passare dal ciclo fossile a quello solare, a un’agricoltura che valorizzi saperi e processi tradizionali remunerando i produttori e non gli intermediari, a un’industria che rispetti e valorizzi le risorse naturali e che non le consumi in tempi più rapidi della loro capacità di rigenerarsi. Questa industria deve sviluppare l’offerta di servizi energetici avanzati e ad alta integrazione di tutte le tecnologie per la produzione, l’accumulo e la distribuzione delle diverse fonti rinnovabili, per un trasporto sostenibili e per un nuovo modello edilizio attraverso l’utilizzo dei moderni materiali per le costruzioni; essa deve stimolare la domanda di tali tecnologie con appositi programmi di incentivo per famiglie, enti pubblici e PMI e valorizzando il capitale umano con un grande programma di formazione e riqualificazione professionale.

Questi sono i canoni che sono stati adottati come base per la strategia energetica dell’Unione Europea con la Dichiarazione Scritta dal Parlamento Europeo nr. 216/2007, e con la Comunicazione della Commissione Europea COM (2012) 582/3 “A Stronger European Industry for Growth and Economic Recovery”. I poteri pubblici devono favorire l’emergere di questo nuovo modello virtuoso, distribuito, interattivo e ad alta intensità di lavoro anziché di capitali. Questo modello, a differenza di quelli ormai obsoleti, produce sviluppo locale e reddito per la piccola e media impresa legata al territorio e conferisce potere e protagonismo agli enti locali, ai cittadini e al mondo del lavoro, invece che alla finanza improduttiva e speculativa. Rilanciare l’economia reale significa incoraggiare la nostra vocazione al turismo, alla cultura e all’agricoltura di qualità, favorire la filiera corta in tutti i settori dell’economia, favorire modelli di consumo che non producano rifiuti, stabilizzare il quadro normativo e fiscale e ridurre al minimo la burocrazia per le rinnovabili, permettere l’accesso al credito per piccoli operatori e introdurre nuovi incentivi riservati unicamente ai piccoli impianti integrati nei processi produttivi e agli interventi per l’efficienza energetica nell’edilizia.

 

Il MoVimento 5 Stelle Grosseto intende promuovere questo nuovo modello economico, basato su dieci punti:

1. Garantire la massima espansione della generazione distribuita di energia creando la necessaria massa critica di produzione da fonti rinnovabili sul territorio, nel più ampio rispetto delle esigenze dell’agricoltura e del turismo in quanto colonne portanti dell’economia nazionale, coinvolgendo gli enti locali, per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali ed europei e permettendo a tutti i cittadini di godere del reddito supplementare derivante dall’accesso al mercato dell’energia;

2. Provvedere a semplificare, deburocratizzare e liberalizzare al massimo le procedure amministrative per autorizzare piccoli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché di accumulo e di distribuzione intelligente, garantendo l’accesso alla rete e al credito per famiglie e PMI, con tassi di interesse e modalità di rimborso adeguatamente vantaggiose;

3. Pianificare un ambizioso programma di riconversione delle piccole e medie imprese locali per la creazione di filiere produttive integrate di tecnologie energetiche distribuite, promuovendo modelli energetici ad alta intensità di lavoro, incoraggiando la creazione di start up innovative, valorizzando le reti già esistenti di comunità di installatori e tecnici delle rinnovabili attraverso politiche di espansione del loro mercato sul territorio regionale e facendo crescere un’occupazione qualificata e legata al territorio;

4. Elaborare un ampio e innovativo programma di riqualificazione professionale a vari livelli e utilizzare i fondi europei disponibili per valorizzare il capitale umano e le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia italiana, facilitando il reinserimento professionale dei lavoratori provenienti da aziende in crisi;

5. Rivitalizzare e riqualificare settori maturi dell’economia locale, come quello delle costruzioni, attraverso appositi regolamenti edilizi che incoraggino la ristrutturazione energetica degli edifici esistenti e prescrivano che tutti i nuovi edifici siano a energia positiva, anticipando le Direttive Europee, in modo da favorire lo sviluppo di realtà imprenditoriali sane e innovative. Stimolare la riemersione di una cospicua parte dell’economia sommersa e il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata;

6. Incoraggiare la transizione graduale di tutto il trasporto pubblico e privato verso la trazione elettrica, ibrida e i motori a più basso livello di emissioni con particolare riferimento al metano e all’idrometano, come transizione verso un trasporto interamente a zero emissioni (idrogeno e elettrico da fonti rinnovabili), sviluppando forme di utilizzazione collettiva dei mezzi privati (car sharing e car pooling, taxi sharing, bike sharing);

7. Pianificare una rapida decarbonizzazione dell’agricoltura attraverso impianti energetici funzionali alle esigenze delle aziende agricole (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, biodigestione dei residui agricoli, diffusione del compostaggio etc), e il rilancio della vocazione agricola e turistica del territorio attraverso la protezione della biodiversità locale, l’integrità dei processi produttivi e dei sistemi di coltivazione basati sui saperi contadini tradizionali e senza chimica o OGM, accorciando la filiera di commercializzazione dei prodotti agricoli locali con la promozione di adeguate iniziative di consumo a chilometro zero (farmer market, gruppi di acquisto);

8. Incoraggiare la ricerca e la sperimentazione sul territorio da parte di tutti gli organismi accademici e industriali, di tutte le tecnologie atte a produrre accumulare e distribuire energia da fonti rinnovabili, ed una rapida transizione verso la loro commercializzazione operativa;

9. Integrare le politiche di chiusura virtuosa dei cicli dei prodotti in modo da procedere ad una graduale riduzione a zero dei rifiuti promuovendo, con apposite campagne di comunicazione intensive, tutte le tecniche più innovative di riduzione dei rifiuti, l’acquisto consapevole, il consumo critico, le miniere urbane, le “banche del rifiuto”, la riparazione e il riuso, i mercati dell’usato e del baratto, in modo da diminuire lo spreco d’energia derivante dalla distruzione di beni e prodotti ancora utilizzabili massimizzando la loro energia intrinseca; e per i prodotti non riutilizzabili promuovendo una raccolta differenziata ispirata alla più rigida separazione fra organico e secco e al collegamento diretto con i consorzi del riciclo;

10. Estendere il modello distribuito, dalla produzione di cibo ed energia, anche al modo in cui viene organizzata l’assistenza sanitaria sul territorio; introdurre pratiche di prevenzione diffusa sul territorio che rendano la sanità sostenibile sia economicamente che energeticamente mentre le pratiche di cura concentrate nei grandi centri ad alta intensità di cura al paziente acuto, vanno riviste nella direzione della maggiore efficacia e vicinanza al cittadino, anche alla luce della necessità di evitare sprechi energetici ed economici.

 

Il MoVimento 5 Stelle Grosseto ritiene che nell’applicazione di queste regole sul territorio stia la chiave della ripresa e del risanamento, non solo ambientale e climatico, ma anche socio-economico del nostro Paese.

 

Donne e Uomini in

MoVimento 5 Stelle Grosseto

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11 Commenti

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  5. guido del gizzo on

    mi scuso per la ripetizione, ma di fatto non ho ancora capito quale sia “l’ambito”della rete nel quale discutere di un intervento del genere.
    Vorrei trattenermi dall’entrare nel merito delle proposte, mi accontento di notare che un limite alle affermazioni senza fondamento o costrutto dovremo darcelo, prima o poi, quando si firma a nome dell’intero MoVimento:credo di farne parte, ma mi riconosco in poco di quello che ha scritto Alessandro, o forse Matteo, non so.
    Non per i contenuti, ma per l’eccessiva genericità con cui sono enunciati: per qualche affermazione non condivisibile e, soprattutto, per ciò che non viene nemmeno citato.
    A lungo potremmo discutere sui “saperi contadini”, sulla filiera corta o, meglio, sulla totale assenza di qualsiasi riferimento ad un programma nazionale di grandi opere pubbliche per la risistemazione idrogeologica del territorio – Albinia, do you remember?-, al posto della TAV e dell’Autostrada, e così via dicendo.
    Nel prossimo periodo , cruciale per il nostro comune destino, i media spareranno addosso al M5S – in maniera assai più virulenta di quanto abbiano fatto finora – e non sulle affermazioni dell’altro giorno del Presidente della Camera di Commercio, suggestive ed importanti, sulle quali la seconda forza politica del territorio, cioè noi, dovrebbe invece essere in grado di esprimere uno straccio di posizione: tanto per non lasciare spazio solo al “pensiero unico” dominante da oltre un decennio in provincia di Grosseto.
    Il Presidente Lamioni ha parlato di tutto: commercio, promozione territoriale, infrastrutture, portualità, agricoltura, internazionalizzazione….dimostrando di essere l’unico portatore di una “visione” generale dello sviluppo locale e confermando, nei fatti, di svolgere una funzione di supplenza rispetto alle forze politiche locali, latitanti o a rimorchio degli affari.
    Non sarebbe difficile scrivere un documento di critica a quel che ha detto, o trovare il modo di comunicare la nostra posizione: ma che ne direste se ne discutessimo tutti?
    Dobbiamo affrontare un problema di metodo (= come decidiamo di lavorare), prima che diventi un problema di merito (= come si garantisce la partecipazione diffusa all’elaborazione delle idee e dei progetti, cioè la democrazia).
    Dobbiamo rispondere a tre domande:
    1) a quali condizioni si firma a nome del movimento?
    2) a quali condizioni si comunica a nome del movimento?
    3) quali sono i “luoghi” dove si sviluppano le posizioni del movimento rispetto ai diversi temi di intervento: attenzione, sono i temi sui quali il M5S si svilupperà ulteriormente nei prossimi mesi o passerà alla storia come un episodio di “populismo e antipolitica”.

    Io penso che:
    1) si firma a nome del movimento quando vi sia stato un dibattito interno sui contenuti della comunicazione o quando dei gruppi di lavoro abbiano prodotto dei risultati: non mi risulta vi sia stato un dibattito sulla visione economica complessiva dello sviluppo locale e, se c’è stato, non funzionano i meccanismi di condivisione e circolazione delle idee.
    2) si comunica a nome del movimento a condizione che si disponga di un livello minimo di competenza circa il tema in discussione:in campagna elettorale quasi tutti i candidati hanno parlato di ruolo strategico di autostrada e aeroporto, dimenticando che non ci sono i soldi per la prima e che la Regione ha già scelto di consorziare Firenze e Pisa.
    Vediamo di evitare affermazioni che farebbero fare a tutti la figura degli incompetenti.
    3) le posizioni del movimento si sviluppano nei gruppi di lavoro, che devono essere aperti e accessibili, anche malgrado la rete, che da noi non funziona.
    Ognuno di noi ha il dovere di svilupparli, a partire dalle proprie competenze o partecipare a quelli che già sono costituiti.

    Parliamone al prossimo Laboratorio del Fare.
    Saluti a tutti
    Guido Del Gizzo

    • Lamioni for president per la gioia del Del Gizzo!

      Certo che lo sponsorizzi spesso! :-) Hai fiducia in lui? Lo conosci bene? Se ha delle proposte CONCRETE, digli pure che può portarle ( o te per lui) al Laboratorio del Fare e vedersele quindi presentante nelle istituzioni. Il LAB è di tutti, il M5S è di tutti. Le idee buone sono idee buone anche se non nascono il martedì al LAB.

      p.s. questo articolo proprio non l’hai digerito, ritrovo sul meetup queste stesse tue osservazioni, pari pari. Gli strumenti informatici sono finiti! Adesso non ti rimane altro che scrivere direttamente a Rifkin, visto che il manifesto è stato da lui firmato! :-)

      Scherzi a parte, ad oggi funziona così:

      Intanto occorre chiarire subito che il M5S agisce a livello comunale e che quindi ognuno deve preferibilmente dare il suo contributo nel Comune di residenza, oppure dare il proprio contributo a livello nazionale, da solo o in compagnia, attraverso il futuro portale nazionale che ad oggi ancora non c’è.

      Nel Comune di Grosseto abbiamo attivato da anni, tre gruppi di lavoro permanenti, A P E R T I:
      1) Gruppo Consiliare e Stampa
      2) Gruppo informatica e Comunicazione
      3) Gruppo organizzazione eventi.

      Nello specifico, caro Guido, devi sapere che il M5S è perfettamente organizzato in rapporto alle REALI disponibilità dei residenti nel Comune. Questa organizzazione dura da anni. Capisco che tu hai incominciato a venire qualche volta da pochi mesi a questa parte, ma ciò non ti autorizza a dire, sia in questo spazio, sia addirittura in altre sedi più lontane, come è successo, che il M5S Grosseto (peraltro non è il tuo Comune di Residenza) manca di organizzazione. Scusa ma questo NON CORRISPONDE AL VERO e da parte tua è come dare l’impressione di offendere le persone che NEGLI ANNI, si sono impegnati e si stanno tutt’ora impegnando nella MASSIMA TRASPARENZA consci del fatto che il M5S NON CI APPARTIENE, NON APPARTIENE A NESSUNO ECCETTO LA COLLETTIVITA’. Devi sapere che, a detta di MOLTI altri M5S, quello di Grosseto è addirittura preso A MODELLO.

      Il gruppo consiliare e stampa (gruppo, ribadisco, APERTO a chiunque voglia seriamente impegnarsi permanentemente per il suo Comune) si muove nella più TOTALE trasparenza e condivisione. Se un articolo è firmato come MoVimento 5 Stelle Grosseto, significa che i contenuti sono inequivocabilmente riconducibili alla mission ed ai contenuti largamente condivisi a livello nazionale, in VARI MODI. Se è firmato a nome dell’editore, ovviamente stiamo parlando di una posizione personale di chi scrive (visto che pubblichiamo tutto quello che ci arriva). Capirai che non è certo possibile (ed anche inutile) sottoporre ad una “stravagante” approvazione, uno o più argomenti che fanno parte del DNA del MoVimento, prima di pubblicare questi contenuti sugli strumenti COMUNALI GROSSETANI. Certo è che un responsabile su tutto quello che è riconducibile al nome “MoVimento 5 Stelle” e relativo logo ufficiale, C’È, perché stabilito dallo STAFF (e nessun altro) nazionale attraverso la FIRMA di una IMPEGNATIVA obbligatoriamente posta, personalmente, da tutti i portavoce eletti nelle istituzioni. Per Grosseto, come sai, è il sottoscritto.

      Che tu non condivida “l’eccessiva genericità”, francamente mi lascia perplesso (ed io non sono nessuno, tantomeno il lucumone del 5 Stelle Grossetano), che dovevamo fare, scrivere una enciclopedia? Comunque, chiariremo a voce in quanto mi è già venuto a noia scrivere fiumi e fiumi di parole.

      Alle tue domande, tutte con precise risposte, condivido con te: martedì avrò il piacere di rispondere a te e a chiunque altro.

      Un abbraccio, come soleva terminare gli scritti un nostro caro conoscente!

      • guido del gizzo on

        caro giacomo,
        intanto confermo di aver scritto quanto sopra perché indotto in errore dal testo ancora presente sulla mailing list del meetup, mi spiace, non avevo letto questa versione con questo titolo.
        tuttavia, nella tua risposta, che leggo solo ora, apri una caterva di punti di discussione: alcuni, i più importanti, vanno chiariti subito, per la schiettezza che abbiamo assunto come metodo di dialogo.
        1) non ho mai detto , in alcuna sede, che il M5S di Grosseto non sia organizzato, ma solo che il gruppo di lavoro relativo ad agricoltura e sviluppo rurale non lo è: è la pura verità, che ci piaccia o no.
        2) a scanso di equivoci, qualora non fosse chiaro, penso che Lamioni dica e faccia delle fesserie furibonde, alle quali dovremmo rispondere in modo efficace.
        3) non risiedo a Grosseto, è vero: cosa devo fare, “emigrare” ad Orbetello, dove abito, o a Castiglione della Pescaia, dove risiedo, per collaborare con il M5S?
        4) continuo a pensare che il modello economico da proporre per il territorio meriti una discussione, più che la trascrizione dell’articolo di un luminare.
        In generale, tutte le grandi scelte meritano una discussione e la scelta di candidati capaci di portarle avanti, altrimenti si finisce col fare la figura dei deficienti, come i senatori siciliani che hanno votato per Grasso.
        5)ho molta stima delle persone – tutte – che ho incontrato frequentando da qualche mese il M5S Grosseto e perfino ammirazione per coloro i quali hanno”attraversato il deserto” costruendolo negli ultimi 5 anni: proprio non intendevo offendere nessuno.
        Spero però che non sia un’offesa voler sollevare, finora inutilmente, il dibattito sul programma e sulla fase.
        Spero non sia un’eresia affermare che non tutto si può affrontare a livello comunale, soprattutto non in Maremma, e che il web non è il supremo regolatore della democrazia.
        Penso che, anche in Maremma, il M5S abbia il futuro a portata di mano, se solo avremo voglia di afferrarlo.

        Ricambio, di cuore, l’abbraccio

  6. Siamo tutti d’accordo che i condoni edilizi non si debbano più fare!!!
    Ma dei due milioni di immobili abusivi presenti in Italia da vari anni, in gran parte al sud, cosa ne facciamo ??? LI DEMOLIAMO !!!!
    Non sarebbe più utile, per le casse del paese, regolarizzare, ” ob torto collo”, almeno le case di abitazione, facendo pagare imu, tassa rifiuti, oneri urbanizzazione, ecc.ecc.. C’è qualcuno che può risolvere il problema ?? Oppure tutte le forze politiche sperano, mettendo la testa sotto la sabbia, che detti immobili si dissolvano da soli!!!!
    Altra cosa . Senza la ripartenza dell’edilizia scordiamoci la ripresa.!!
    Basterebbe consentire a chi ha una casa di abitazione e non danneggia nessuno, la possibilità di ingrandirsi.La ripresa sarebbe certa!!!!!!!

  7. ada calabrò on

    Sono d’accordo su tutti i punti,poichè penso che il cambiamento ,passi essenzialmente dal cambiamento radicale del pensare,del consumare,del produrre.Interessante specialmente la filiera del rifiuto e la banca del rifiuto,sono anni che noi si sperimenta il riuso ,la ricerca di vecchi oggetti che vengono abbandonati nei cassonetti,e spesso molto ingombranti e con costi di smaltimento altissimi.<il mio compagno da anni studia ed artisticamente modifica tutto ciò che potrebbe essere riutilizzato in maniera artistica,il suo motto è di fattima spesso questi tipi di persone sono viste come strambe ,o mezze matte,e ben venga qualsiasi forma di sostegno o di possibilità di esposizione per questo tipo di lavoro che noi ci siamo inventati in questo momento di grande crisi ,e che non ci dà certo la possibilità di sopravvivere,ma che ben programmato ,può diventare un lavoro oltre che utile anche di grande espressione artistica.

  8. Fabio Tinti on

    Sono perfettamente d’accordo: a fronte del tentativo di screditare il M5S, perpetrato a suon di populisti, demagoghi, ecc, risposte come queste dimostrano che siamo molto avanti, lo siamo talmente che ormai non ci temono, ma ci invidiano. Sanno bene, i partiti tradizionali, che 26 anni fa, quando l’Italia disse NO al nucleare, avrebbero dovuto iniziare una campagna per lo sviluppo delle energie alternative, sulla quale hanno sempre traccheggiato..per convenienza. Ora si pentono e vedendo che una massa di persone, acculturate e con a cuore le sorti del proprio paese, si fanno avanti col coraggio di cambiare, in modo disinteressato, si sentono sconfitti.
    Dal punto di vista “del fare” ritengo importantissimi i punti da voi riportati, anche se, a mio parere, bisogna avere il coraggio di inserire altri due aspetti fondamentali:
    a) la bonifica del nostro territorio dalle discariche e dalle immondizie che si trovano ovunque (strade, periferie, canali, fiumi, ecc) le quali rappresentano una minaccia talmente consistente da rendere vano ogni tentativo di agricoltura, allevamento, pesca o altra attività, alternative a quelle del modello attuale. La nostra civiltà non può crescere in questa cornice di degrado ed abbrutimento generale.
    Su questo punto si dovrà agire coinvolgendo forze nuove, ad esempio l’esercito (fuori i militari dalle caserme, a non far nulla di utile, quando prendono uno stipendio statale: che si armino di ramazze, motoseghe, mezzi e quant’altro di necessario allo scopo), gli stessi cittadini che usufruiscono di un reddito di cittadinanza ( donare parte del proprio tempo a questo scopo, in attesa di un lavoro) e i volontari.
    b) valorizzare, contestualmente, il grande patrimonio artistico e culturale, la cui valorizzazione appunto ci consentirebbe di incrementare il turismo in modo esponenziale. Il popolo italiano potrebbe vivere da custode di questo grande museo a cielo aperto, pertanto vorrei che il Ministero dei beni Culturali godesse del massimo dei finanziamenti possibili, per poter restaurare, riportare alla luce, mettere in rete le opere d’arte, riaprire musei e siti abbandonati, nella consapevolezza che tutto ciò è il più grande investimento per il nostro paese, da cui dipenderebbe per indotto, la nostra economia, secondo un nuovo modello ecologico e culturale più avanzato. Non solo, ma sarebbe anche il passo decisivo per ritrovare la nostra fierezza di popolo, alquanto ferita e le nostre radici comuni, ormai quasi del tutto recise.

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