MENSE SCOLASTICHE: IL COMUNE RINUNCIA AI CONTROLLI DI QUALITA’

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E’ stato presentato dall’Assessore ai Servizi Educativi Chiara Veltroni, la modifica al “Regolamento Refezione Scolastica” del Comune di Grosseto.
Il documento, dopo un preambolo volto a sottolineare le finalità del servizio di refezione, della quale il Comune, si fa garante, ovvero quella di rivestire una funzione educativa e formativa, nel considerare tale servizio importante momento di educazione e promozione della salute dei bambini, ribadisce la validità dei principi riportati nelle “Linee guida nazionali per la ristorazione scolastica”.
A tale enunciato però seguono una serie di articoli e commi completamente incoerenti e contraddittori rispetto al fine presentato in premessa.
Riteniamo grave e inaccettabile la rinuncia da parte dell’Amministrazione Comunale alla verifica della qualità dei pasti erogatiI ai bambini. Al servizio comunale preposto solo alla gestione e non, evidentemente, al controllo, si demandano poi, non più visite ispettive ma semplicemente “almeno 3 visite osservative”.
In soldoni, il Comune di Grosseto, ci propone (anche se non è per legge tenuto a farlo) un “servizio” di refezione non obbligatorio per le famiglie, finalizzato a supportare le stesse durante il “momento del pasto , momento che, per l’istituzione scolastica, è considerato a tutti gli effetti come “tempo scolastico” obbligatorio
Quindi, da un parte si dice che, tale servizio si configura come importante occasione formativa ed educativa per i bambini, perché vigila sulle corrette abitudini alimentari, sul mangiar bene e sano, salvo poi sottrarsi, subito dopo, da ogni responsabilità sulla vigilanza in merito alla qualità di ciò che la Ditta erogatrice selezionata dal Comune propone ai nostri figli.
Come fa un Comune a redigere un Regolamento in cui svincola se stesso da ogni responsabilità sulla vigilanza degli alimenti somministrati ai nostri figli e contestualmente a pretendere un servizio di qualità in sede di bando per l’appalto del servizio mensa?
Chi controlla, per esempio, che il pesce offerto ai nostri figli non sia quel pangasio a basso costo, allevato in Vietnam, nelle acque inquinate del delta del fiume Mekong? Chi controlla la provenienza di tutti gli alimenti? Chi controlla che le schede delle derrate alimentari proposte dalla Ditta in sede di appalto siano corrispondenti agli alimenti forniti effettivamente ai bambini? La ASL non fa questo servizio!
Chiediamo, allora: non sarebbe meglio nominare un consulente/collaboratore esperto in nutrizione e alimentazione infantile, sensibile alle raccomandazioni emanate agli studi e alle direttive recentemente emanati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità in materia, visto che, a detta di molti le Linee Guida per la Ristorazione Scolastica risultano ad oggi, per molti motivi, obsolete ed inadeguate?
Altra cosa assurda è quella poi di voler sottolineare che gli alunni, chiamati “utenti” dal nuovo Regolamento in via di approvazione, siano tenuti a mantenere durante la refezione, un comportamento corretto tra di loro e verso il personale addetto alla somministrazione dei pasti.
Perché sottolineare questa cosa, visto che il momento mensa è considerato a tutti gli effetti un “momento scolastico” al pari dell’ora storia o di italiano e come tale si presuppone siano rispettate norme di di comportamento adeguate al contesto in cui i bimbi si trovano? Forse è solo per giustificare la richiesta di risarcimento danni da parte del personale addetto al Servizio come citato nell’art. 7 comma 6 del documento in oggetto?

I portavoce consiglieri comunali del M5S Grosseto

Daniela lembo
Antonella Pisani
Francesca Amore
Gianluigi Perruzza

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