C’era una volta, nel cuore dell’Italia, una giovane signora che per gioco o per passione volle fare un concorso, con il sogno e la speranza dei tanti per il famigerato “posto sicuro” ormai passato di moda per molti ma non per tutti… Volle l’egregio fato, che un passo vicino fosse fatto, ed Ella venne scritta nel libro dei precari. Tempo scritto all’infinito, ma con la speranza, prima o poi, il secondo passo lo si fa. Sono trascorsi ormai dieci anni da quel giorno fatidico è non c’è un anno che la premessa per il secondo passo non ci sia… tra elogi e complimenti, proroghe e rinnovi, soddisfazioni e incertezze, ma nulla più. Nel frattempo, un matrimonio e due figlie splendide, una casa, un mutuo da pagare, le bollette e le spese di tutti i giorni, gli imprevisti e così via: d’altronde ci sono e il lavoro è inutile se cuore e mente non sono d’accordo…
In una giornata uggiosa arriva la tanto agognata notizia: la possibilità di concretizzare il secondo passo, ma non con il lavoro, non con la passione, non con il merito di dieci anni di lavoro, di formazione e di sacrifici, ma con il rimettersi in discussione davanti a tutti, di fronte a prove e domande, dove un articolo di legge potrebbe compromettere la dedizione e la conoscenza acquisite con l’esperienza, per quello che fa tutti i giorni, cinque volte a settimana, bruciando 500 Km sulle strade (e anche carburante!). Ma il sogno è grande e i sacrifici possono sembrare piccoli, contrapponendo nella bilancia della vita lavoro e famiglia. Ahimè triste verità: l’Italia e piena di famiglie in questa situazione, che per sbarcare il lunario affrontano questo ed altro.
Ma ecco che spunta come per incanto l’oratore di molte belle parole, ma poche di cuor suo, che porta con se un figlio (che non ha però né moglie né figlioli), ma al quale il fato ha voluto che anni prima toccasse il sogno dell’ormai donna, moglie, mamma e lavoratrice precaria decennale, però a 10 Km di distanza dal buon padre. Non voglio stuprare mente altrui, ma non comprendo l’ossessione di aver vicino a se un figlio già grande; posso tuttavia comprendere come il figlio, invece, per l’insegnamento ricevuto si accanisca morbosamente per cercare di distruggere sogni e famiglia altrui, affermando solo ed esclusivamente il proprio ego (poco dimostrato in realtà) e nulla più, dando chiara dimostrazione della pochezza di se stesso.
La morale la lascio ai poveri di spirito, la dignità me la tengo per me e per la famiglia, avendo cura di insegnarla alle mie bambine. Nulla rimane di questi scritti e promesse: alla donna, madre, moglie e lavoratrice precaria, rimane la gioia della sua famiglia e il sogno infranto di vedersi riconoscere la dedizione al lavoro, la correttezza e la sincerità; all’oratore invece, con tanta soddisfazione, rimane il figlio vicino a pochi metri per cinque volte a settimana. Ora mi pongo una sola domanda: da padre, insegnerò alle mie figlie di starmi sempre vicino, contrapponendomi al mio ruolo naturale, in nome della sicurezza economica, passando sopra a tutto e a tutti, falciando sentimenti, rispetto e dignità, persino rinnegando me stesso, oppure insegnerò di prefiggersi nuovi orizzonti, nuove certezze, ogni qualvolta si presenterà una difficoltà, senza per questo fare il cosiddetto “patto col diavolo”?
IL MIO BABBO MI HA GIA’ DATO UNA RISPOSTA SCRIVENDO QUESTE PAROLE:
“Non può esserci morale in queste parole perché quando un padre non insegna a non distruggere i sogni altrui vuol dire che la morale non esiste più da molto tempo.”
un babbo
per il MoVimento 5 Stelle Grosseto
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Dalle righe emergono commozione e sentimento che stringono il cuore…
Condivido in pieno questa esperienza perché anch’io, purtroppo, sono stata vittima dello stesso episodio; l’aggravante è che la persona che mi ha “fregato” il posto di lavoro la conosco, abbiamo anche lavorato insieme e lui già aveva il posto fisso, mentre io sono precaria pluriennale e aspettavo l’opportunità di un concorso pubblico da tempo… Inoltre, nel mio caso, c’è stato un esempio non proprio costruttivo di nepotismo agghiacciante… Purtroppo l’Italia di oggi è piena di questi soprusi che continueranno ad esserci finchè non capiremo che sono le capacità e i sentimenti delle persone a fare la differenza e non le raccomandazioni…
Del resto, la meritocrazia nella Pubblica Amministrazione non esiste e non paga… Ci rimane solo la dignità personale di chi sa di avere agito responsabilmente del rispetto di se stesso e degli altri.