Caccia & Politica: un connubio perverso che deve finire!

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Attorno al tema della caccia, com’è noto, è in corso da molti anni un acceso conflitto fra sostenitori e oppositori. Questi ultimi, in Italia, sono in stragrande maggioranza (oltre il 70% della popolazione totale), mentre i cacciatori sanno perfettamente che la loro tanto discussa “passione” è destinata a ridursi al lumicino, se non proprio ad estinguersi, per cause naturali. Gli amanti della doppietta, infatti, che hanno attualmente un’età media di 65-70 anni, nel 1980 erano un milione e 700 mila, mentre oggi sono meno di 700 mila. Le diatribe sulla caccia sono dunque destinate a finire tra pochi anni con la scomparsa dei cacciatori? Sì, se vogliamo fiduciosamente dare credito al dato statistico. No, se ragioniamo realisticamente sui dati di fatto. I cacciatori, per quanto anziani, sono ancora molto numerosi, ma soprattutto non va dimenticato che alle loro spalle c’è una lobby molto potente, ci sono i fabbricanti di armi, ci sono agguerrite associazioni di categoria, e poi c’è lo schieramento unanime di tutti i partiti, di destra, di centro e di sinistra, i quali difendono a spada tratta le loro clientele elettorali: quella dei cacciatori è per loro particolarmente importante, in quanto numerosa e fortemente motivata.

Si è così creato uno stretto, perverso connubio, che da molti anni, ormai, determina le scelte politiche in materia di caccia. La battaglia fra gli amici degli animali e gli amanti della doppietta, insomma, è tuttora più che mai aperta. Cerchiamo, innanzitutto, di dare un equo, razionale giudizio sulla caccia. L’argomento, se si vogliono abbandonare le invettive passionali e gli atteggiamenti emotivi, deve essere storicizzato, deve essere valutato in rapporto alle condizioni antropologiche, sociali, politiche, culturali delle varie epoche. Senza addentrarci in argomentazioni che non troverebbero spazio in questo contesto, è sufficiente ricordare che la caccia è stata per millenni una risorsa necessaria per la sopravvivenza umana, e dunque non può essere considerata un’attività comunque condannabile. Semplicemente, occorre valutare ciò che può essere sostenibilmente e legittimamente concesso alla caccia, e ciò che invece non può esserle in alcun modo permesso. Innanzitutto, occorre comprendere che, nella nostra epoca, l’avvento dell’età del benessere e del consumismo ha profondamente cambiato le motivazioni, i significati e gli effetti della caccia. Nei paesi di più matura coscienza civile, si è da tempo capito che era necessario adottare consapevoli politiche di tutela del patrimonio naturale, se si voleva contenere l’esercizio della caccia entro limiti sostenibili. Non così in Italia, dove, per molteplici cause storico-sociali, il rispetto per la natura stenta ad affermarsi nella coscienza collettiva, e soprattutto dove alligna da sessant’anni una partitocrazia avidamente dedita, senza distinzioni di colore politico, alla cura del proprio “particulare”.

In un simile contesto, i partiti non potevano certo lasciarsi sfuggire l’opportunità di mettere le mani sul formidabile serbatoio di voti offerto dalla caccia, la quale, non lo si dimentichi, viene oggi esercitata per diletto ma non è un semplice, trascurabile passatempo: è una pulsione che viene dalle ataviche profondità del nostro essere, è un istinto che non tollera ostacoli. E’ da quell’irresponsabile intreccio di favoritismi partitici in cambio di voti che, nell’Italia del secondo dopoguerra, la caccia si è potuta sviluppare nel nostro Paese come invadente e arrogante attività ludico-consumistica di massa, come mattanza che produce ogni anno lo sterminio di decine di milioni di animali di ogni specie. Un massacro insostenibile per l’ecosistema, oltreché una dimostrazione palese di inefficienza del nostro sistema democratico, posto che una minoranza arrogante e asociale riesce invariabilmente, nel Paese dove le Caste dettano legge, a prevalere sulla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini. Fortunatamente, dove la politica, e in buona parte anche la scuola, hanno fallito, è intervenuto quello che il filosofo-sociologo Edgar Morin ha definito “lo spirito del tempo”, cioè la cultura planetaria che si è diffusa ovunque attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e che ha permeato le giovani generazioni, portando alla nascita di una generale crescita culturale, allo sviluppo di nuove universali consapevolezze ecologistiche, oltre che di un accresciuto livello di sensibilità morale. Tutto ciò ha provocato, nel corso degli ultimi decenni, un progressivo ripudio della violenza contro gli animali e un rallentamento sempre più marcato del ricambio generazionale nel mondo della caccia.

Tuttavia non facciamoci, come si diceva, troppe illusioni. La caccia continua ad essere un enorme business e la lobby, statene certi, le inventerà tutte, pur di non lasciarsi scappare il lauto affare. Non è un caso, a questo proposito, che le varie associazioni diano vita a varie iniziative e producano una comunicazione tesa efficacemente a dare della caccia un’immagine positiva e rassicurante. Si afferma, per esempio, che l’attività venatoria assolve al ruolo di indispensabile “regolazione” della fauna selvatica, in mancanza del quale, si sostiene, la penisola sarebbe invasa da cinghiali, volpi, nutrie, cornacchie e da molte altre specie cosiddette “nocive”. Argomentazioni che però il mondo scientifico e le associazioni ambientaliste respingono, sia perché la caccia non risolve il problema della sovrapopolazione delle specie contro le quali i cacciatori si accaniscono, sia perché nulla giustifica certe orribili, devastanti mattanze con le quali si insanguinano i nostri boschi e le nostre campagne. Un altro tentativo, ai limiti del patetico, di difendere la buona nomea di questo sedicente sport è stato fatto con la campagna pubblicitaria denominata “cacciatori brava gente”. In tutte le città italiane sono stati disseminati grandi manifesti raffiguranti compassati farmacisti e commercialisti con la pancetta, presentati come tipici esemplari di appassionati della caccia. Altro argomento, ancor meno credibile, sul quale gli esponenti della caccia insistono in ogni possibile occasione, è il fermo diniego circa la crudeltà delle loro azioni. I cacciatori, essi sostengono, non sono affatto malvagi uccisori di cerbiatti, non sparano agli animali per il puro piacere di farli soffrire. Anzi, tutt’altro: nessuno, essi affermano, conosce e ama quanto loro gli animali e l’ambiente in cui vivono, nessuno li eguaglia nel riconoscere i sentieri del bosco, le rotte degli uccelli migratori e le orme dei cinghiali. Anche qui, l’obiezione che gli si può opporre è fin troppo facile. Come si può credere che tutto quel corredo di cognizioni e di sentimenti da essi vantato sia autentico e non invece funzionale a un efficace esercizio della caccia? Come si può non pensare che sia un alibi col quale i cacciatori si giustificano di fronte alla pubblica opinione e col quale, magari, mettono a tacere la propria cattiva coscienza?

Quanto all’opera di controllo e di gestione della fauna che i cacciatori millantano, è fin troppo ovvio che si tratta di interventi compiuti nel loro interesse: un chiaro esempio è costituito dagli irresponsabili ripopolamenti dei cinghiali. Gli studiosi sono comunque concordi nel sostenere che la natura possiede meccanismi di autoregolazione molto più efficaci di quelli prospettati da Federcaccia. Non si possono amare gli animali a colpi di fucile, non è ammissibile che qualcuno si arroghi il diritto di regolare i ritmi della natura seminando terrore e morte. Abbandoniamo dunque le ipocrisie sull’amore del cacciatore per gli animali, e diciamoci tutti quanti la verità: il cacciatore, semplicemente, trova da sempre soddisfazione, se non piacere, nel catturare e nell’uccidere animali. Per millenni, l’uomo ha tratto sostentamento e vestiario dagli animali, e non c’è da stupirsi che provasse un sentimento di gratitudine, in un certo senso di “amore”, verso le sue prede, come facevano gli indiani d’America, che consideravano sacro il mondo naturale, e chiedevano perdono all’anima dei bisonti da essi uccisi. Ma questa, ovviamente, è una storia che riguarda un passato ormai lontano. Oggigiorno, nel mondo civile, nessuno va più a caccia per non morire di fame. Oggi, semplicemente, si va a caccia per il piacere di uccidere animali, e, del tutto secondariamente, per mangiarli. Resta da vedere, alla luce non tanto dell’etica, ma del diritto, se in un paese che si dice democratico, dove la fauna selvatica è di proprietà dello Stato, dunque di tutti i cittadini, un’esigua minoranza può depredare di questo bene comune la restante, stragrande maggioranza della popolazione.

Un’altra iniziativa assunta dai cacciatori è quella di entrare nelle scuole con il ruolo di insegnanti volontari di educazione faunistico-ambientale. Un ruolo decisamente inaccettabile, che le autorità competenti dovrebbero vietare, mentre invece, da tempo, i gruppi e le organizzazioni venatorie salgono in cattedra nelle scuole pubbliche, elementari e medie, in apparenza col pretesto di trasmettere ai bambini le loro conoscenze e il loro supposto amore per gli animali ma in realtà allo scopo evidente di introdurli surrettiziamente, con le loro “lezioni” e con la scusa di innocue escursioni in ambienti naturali, nel mondo della caccia. Più volte progetti, incontri, lezioni e visite guidate di vario genere sono state organizzate nelle scuole della Maremma. Nessuno di questi improvvisati insegnanti, però, e se ne capisce la ragione, spiega esattamente al pubblico e ovviamente ai bambini stessi, come si svolge la caccia agli uccelli migratori, un tipo di caccia assolutamente spietata, innanzitutto perché consiste nell’accogliere a fucilate uccelli che giungono stremati nei nostri cieli dopo aver percorso migliaia di chilometri. Una caccia inaccettabile anche per il raccapricciante repertorio di atrocità che i cacciatori “da appostamento” mettono in atto. Se la caccia al cinghiale si distingue per la sua sanguinaria violenza, quella agli uccelli migratori presenta caratteri di crudeltà tali da sconfinare nel sadismo.

Gli uccelli migratori volano per lo più in grandi, veloci stormi, e un cacciatore vagante, a meno che conosca con precisione i loro abituali punti di passaggio, cosa che avviene soprattutto in montagna, ha ben poche probabilità di riuscire a intercettarne il percorso. Per questo motivo i cacciatori, cercano innanzitutto di individuare le rotte seguite da questi volatili, per poi creare, lungo il percorso, gli “appostamenti”, costituiti da piccoli capanni mimetizzati da rampicanti e muniti di feritoie, nei quali i cacciatori si nascondono. Fatto ciò, i cacciatori, allo scopo di attirare nel tranello gli uccelli di passaggio, usano i cosiddetti “richiami vivi”, vale a dire esemplari di varie specie catturati con le reti e tenuti chiusi in minuscole gabbiette. I capanni sono costruiti nelle vicinanze di alberi e arbusti sui quali le gabbie verranno appese, di modo che i piccoli prigionieri, con il loro canto, attirino gli uccelli di passaggio e li inducano a posarsi sui rami vicini. A questo scopo si utilizzano anche i cosiddetti zimbelli, uccelli tenuti legati con una corda in cima ad appositi sostegni, strattonandoli in modo che svolazzino per pochi metri, e richiamino in questo modo la curiosità degli uccelli in volo. Non appena gli uccelli si poseranno sui rami vicini, i cacciatori sporgeranno i fucili dalle feritoie e abbatteranno le piccole prede. Sembra incredibile, ma questo tipo di caccia fa strage ogni anno di milioni di uccellini canori, come fringuelli, allodole, merli, tordi, pavoncelle, pispole e colombacci. La legge consente ai cacciatori di detenere fino a dieci esemplari per specie, e fino al massimo di quaranta esemplari in totale. Le gabbie nelle quali gli uccellini sono tenuti prigionieri, terminata la caccia, vengono di nuovo riposte nei capanni, ammucchiate una sopra l’altra. Se si vuole avere visivamente un’idea di come si svolge questo tipo di caccia, si consiglia di effettuare una ricerca su Google, digitando “caccia da appostamento”. I numerosi filmati, girati dagli stessi cacciatori, a cui si potrà accedere, sono a dir poco sconvolgenti.

Le torture alle quali questi poveri animali vengono sottoposti sono davvero frutto di menti sadiche. Gli uccelli allo stato libero cantano in primavera ma ai cacciatori i loro richiami servono d’autunno, quando si apre la stagione della caccia. Per ottenere questo risultato, i cacciatori hanno escogitato un perfido, orribile trucco: ingannano gli uccelli sul trascorrere delle stagioni, tenendoli costantemente reclusi al buio e all’umido durante la bella stagione, ed esponendoli invece alla luce artificiale e al calore in autunno. In questo modo li traggono in inganno, li inducono cioè a credere che sia arrivata la primavera, mentre invece è già autunno. Otterranno così che cantino durante il passaggio delle migrazioni, attirando i loro simili e facendoli inconsapevolmente fermare davanti ai fucili dei cacciatori. Si noti che l’incarico di catturare con le reti gli uccelli da usare come richiami è curato dalle varie amministrazioni provinciali, le quali contrassegnano con anelli gli uccelli catturati e li assegnano gratuitamente ai cacciatori che ne fanno richiesta.

Resta da chiedersi, in conclusione, come sia possibile che in un Paese che vuole dirsi civile sopravvivano simili barbarie e come sia possibile che istituzioni pubbliche quali le Regioni e le Province non solo autorizzino ma partecipino attivamente alla gestione di tali obbrobri. E resta da chiedersi come sia possibile che il Ministero della Pubblica Istruzione, i Provveditorati, i presidi, i direttori didattici e gli insegnanti accettino passivamente l’inquinamento morale portato nelle aule scolastiche da soggetti che, sotto le mentite spoglie di esperti conoscitori e amanti degli animali, nascondono la loro vera identità di propagandisti di forme di caccia assolutamente barbare.

I bambini sono il nostro futuro e non dobbiamo accettare che gli venga insegnata la violenza contro gli animali. Ai bambini si deve insegnare, come cantava Giorgio Gaber, la magia della vita, la gioia della primavera che sgorga dal petto delle allodole e dei fringuelli e non gli agguati, i fucili, il sangue delle creature viventi. E’ entrata in vigore una legge dello Stato che punisce i maltrattamenti agli animali. Impegniamoci a chiedere che sia applicata.

 

per il MoVimento 5 Stelle Grosseto

Michele Scola, Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

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16 commenti

  1. Buonasera,
    anzitutto GRAZIE per le informazioni e la chiarezza dell’articolo.
    Ho 29 anni e sono farmacista. Amo il mio lavoro ma amo anche la natura, gli animali! Vorrei non si facesse di tutta l’erba un fascio, tanti miei colleghi la pensano come me, giovani e meno giovani. Volevo solo fare un piccolo appunto.
    Continuare a dare voce alla natura! Ecco cosa dobbiamo fare! L’interesse uccide tutto purtroppo…
    Come dice mio padre (farmacista anche lui) : è il Dio Denaro che governa il mondo, non esiste più l’etica, il rispetto per le persone, per gli animali e per le cose….ed è veramente triste.

  2. a proposito di caccia mi é capitato di leggere sui giornali che nel corso della stagione venatoria 2012 ci sono stati un tot ? di incidenti e che non é piu’ sostenibile il costo di questi incidenti alla comunita’, allora mi chiedo come mai gli incidenti che avvengono in montagna sulla neve anche loro con molti morti e feriti, e con persone che mettono a repentaglio la loro vita per trali in salvo questultimi non costano nulla alla comunita’ eppure anche gli sciatori e alpinisti esercitano la loro passione ,allora la mia considerazione é che bisogna rispettare tutti cacciatori e no

  3. concordo perfettamente quanto scitto da Christian per capire la caccia va vissuta e non vista dietro le quinte inoltre bisognerebbe anche smettela di divulgare falsita’ sui cacciatori perche se la domenica con la mia famiglia vado a farmi una escursione lungo i sentieri della mia regione é grazie ai cacciatori e non certo alle varie associazioni anbientaliste, loro sono sicuramente molto +bravi a cercare di multare qualche vecchio cacciatore

  4. condivido in pieno l’articolo di Michele Scola, vengo da una famiglia e da un territorio di cacciatori e posso confermare tutte le nefandezze che a questi “sant’uomini” sono imputate, anzi, direi che il sig. Scola è stato molto buono ed educato con loro, che alla fin fine sono solo gente che ama passare il proprio tempo libero massacrando animali ed usurpando i territori altrui grazie a una legge dei tempi del fascismo. Riguardo all’amore per i loro cani, andate a vedere in che condizioni pietose li tengono e poi ne riparliamo. La cosa che mi sembra più incredibile è che all’interno del movimento si accetti gente così dichiaratamente violenta e insensibile, fino ad ora non avrei mai immaginato che nel M5stelle GR ci fosse anche un solo cacciatore, perdonatemi ma lo trovo indegno di un movimento di gente nuova.

    • beato te che mangi solo verdure un bel risparmio ,io invece mangio anche la carne e il pesce quando posso,a proposito di pesci sai che morte fanno i pesci ? (muoiono per mancanza di ossigeno) eppure penso che un bel brazino al cartoccio é ben accetto da quasi tutti, cosi come un piatto di acciughe fritte ecc ecc, inoltre fatti un giro nei mattatoi oppure in un allevanento di polli forse troverai gente meno violenta e insensibile dei cacciatori e degni del movimento.

  5. Pingback: Spiegare la caccia risulta cosa assai difficile | Movimento 5 Stelle Grosseto

  6. Cari amici, vi ringrazio x la risposta, conosco il m5s perchè ne sono stato un promotore e sostenitore già dai tempi del meetup. Ho successivamente dovuto “abbandonare” la partecipazione attiva in tale ambito perchè dove vivo io (campiglia marittima e dintorni) ai tempi delle scorse amministrative non c’era abbastanza partecipazione per potersi presentare alle elezioni comunali col m5s ed ho perciò contribuito a fondare una lista civica per la quale sono stato eletto consigliere e posso contribuire in modo (un pò) più diretto nella vita politica del mio comune. ciò premesso vi dico che cercherò di scrivere una risposta non appena mi sarà possibile. l’argomento è articolato… per ora vi saluto. gs

  7. giacomo spinelli il

    signori, prima di pubblicare articoli – tra l’altro di altre persone- preoccupatevi che siano seri e basati su notizie almeno obiettive. In questo testo di cose oggettivamente sbagliate, faziose e ingannevoli ce ne sono fin troppe. Una persona che ha un pò di conoscenza della materia fa fatica a finire la lettura… si sdegna prima. ho grande fiducia nel m5s, non vi perdete in queste cavolate per favore.

    • Buonasera Giacomo

      Non ho ben capito chi siano le “altre persone”. Le ricordo che qualsiasi cittadino può inviare un articolo al MoVimento 5 Stelle il quale lo pubblicherà sul sito grosseto5stelle.it e sugli altri nostri canali di comunicazione, a meno che lo scritto non sia in contraddizione con i principi fondanti del MoVimento. L’articolo esprime l’opinione personale di Michele Scola, una opinione che si può condividere o meno. Trovo interessante il fatto che l’argomento “caccia” tocchi delle sensibilità in alcune persone. Lei è la seconda persona che pubblica un commento negativo riguardo a questo articolo; mi piacerebbe che condividesse con gli altri cittadini le sue conoscenze spiegando quali siano le cose “oggettivamente sbagliate, faziose e ingannevoli”, secondo il suo punto di vista, che si leggono nelle parole di Scola. Colgo l’occasione per rammentare il fatto che il MoVimento 5 Stelle sono i cittadini che si informano, si attivano e partecipano… sì, partecipano; tutto qui. Si tratta di persone che dedicano una parte del proprio tempo a fare proposte e progetti per il buon governo del proprio territorio, a vigilare e divulgare sul malgoverno delle nostre istituzioni. Si tratta di volontariato, di tempo sottratto ai propri interessi, al lavoro, allo svago, alla famiglia. Questo è un mio personale invito (e sottolineo “personale”) a partecipare e a condividere le proprie risorse, anche semplicemente scrivendo qualche riga di approfondimento sui temi che proponiamo.

      Grazie

      Matteo Della Negra

    • Ciao Giacomo.
      Questo è un sito libero e aperto a chiunque, ma soprattutto è un sito che vuole creare dibattiti ed approfondimenti sulle varie tematiche proposte direttamente dai cittadini. Ti invito, con forza, a scrivere un articolo in risposta a quello del Dr. Scola in modo tale da contribuire direttamente ad accrescere le conoscenze e scoprire diversi punti di vista. Il tema della caccia lo sappiamo, è alquanto spinoso e necessita di un vero dibattito che forse, ad oggi, non c’è mai stato. Il Movimento 5 Stelle è un movimento che difende la biosfera nella sua interezza. A tal proposito, leggiti il manifesto programmatico a questo link: http://files.meetup.com/252090/manifesto_5_stelle.pdf

      Ti prego, davvero, scrivi un articolo in risposta a quello di Scola e spiega bene le tue ragioni: darai un valido contributo alla discussione!

  8. Luciano Piccolotti il

    Faccio presente che la caccia al fringuello non è consentita. Quindi le foto che avete pubblicato sono inopportune e, soprattutto, non hanno niente a che vedere con la caccia (chi spara a un fringuello non è un cacciatore ma un bracconiere). Detto ciò, pur essendo cacciatore ho grande rispetto per chi è contrario alla caccia, ma essendo anche un grande estimatore del Movimento 5 Stelle preferirei che l’argomento caccia fosse trattato e discusso con maggiore competenza.
    Ciao a tutti
    Luciano

    • Buonasera

      Ho pubblicato la foto di un fringuello perchè su internet non riuscivo a trovare la foto di uno storno ucciso. Il messaggio della foto vuole essere l’uccisione dell’animale; di fronte a questo passa in secondo piano di che razza si tratti. Personalmente ritengo che uccidere un animale senza una reale necessità equivalga ad un crimine, indipendentemente dal fatto che la legge lo consenta in determinati casi o meno; tuttavia questa è solo la mia opinione, non mi esprimo a nome del MoVimento 5 Stelle. L’articolo è stato scritto da Michele Scola, un cittadino, come lei e me. Esso non intende rappresentare il punto di vista in termini assoluti del MoVimento 5 Stelle sulla caccia. Il MoVimento 5 Stelle vive delle idee condivise dei cittadini. Continuamente gli attivisti del MoVimento 5 Stelle invitano tutti i cittadini a inviare idee, spunti, riflessioni, articoli perchè questi vengano pubblicati tramite i nostri canali. Il sito grosseto5stelle.it intende essere un muro, una bacheca, un megafono con il quale dare loro voce. Sono contento di trovare in lei una persona competente riguardo alla caccia e sarei felice di pubblicare un suo scritto in merito, se lo desidera anche in risposta al presente articolo.

      Grazie

      Matteo Della Negra

      • Personalmente credo che la differenza fra la foto di un fringuello e quella di un tordo ci sia eccome, la stessa sottile differenza che c’è tra lecito ed illecito, la stessa che fa si che per ottenere la licenza di caccia si debba avere la fedina penale immacolata. Se si gtrattasse solo della morte di un animale, si poteva anche mettere la foto dell’interno di una macelleria, del banco di un pescivendolo o, perchè no la foto di una zanzara soffocata dal baygon. Non capisco tutta questa differenza tra animali di serie A e animali di serie B. Semplicemente transitando con una autovettura si schiacciano decine di migliaia di insetti (senza contare quelli che si spiaccicano sul parabrezza, e noi neppure ce ne accorgiamo, perchè nessuno si interessa di loro? La loro vita vale meno? Pochi giorni fa ho visto un servizio alla tv della gara di lancio del tonno; se qualcuno lanciasse il cadavere di un cane o di un cerbiatto per valutare chi lo tira più lontano che cosa accabrebbe? Torme di animalisti imbufaliti griderebbero all’oltraggio… Se chiediamo rispetto per gli animali quantomeno chiediamolo per tutti… per quanto riguarda gli altri punti dell’articolo si possono tranquillamente commentare:

        “Si afferma, per esempio, che l’attività venatoria assolve al ruolo di indispensabile “regolazione” della fauna selvatica (…) Gli studiosi sono comunque concordi nel sostenere che la natura possiede meccanismi di autoregolazione molto più efficaci di quelli prospettati da Federcaccia”
        Di certo la caccia non è indispensabile all’ecosistema, che può tranquillamente autoregolarsi, il come però è materia di discussione; poniamo che la caccia chiuda avremmo nei primi anni un aumento considerevole di animali, in primis cinghiali, che si radunerranno sempre più. L’ecosistema non sarà in grado di sostenerne un numero così elevato e quindi si ammaleranno, visto che il virus viaggerà velocenmente da un ospite all’altro (l’influenza suina non per niente si è verificata in zone con un alto tasso di allevamenti di maiali) avremo una “piccola” pandemia che porterà di nuovo il numero degli animali nelle giuste quote. Ora che male c’è se con la caccia noi andiamo a prelevare il giusto interesse del patrimonio faunistico? E’ sotto gli occhi di tutti che negli ultimi trent’anni il numro degli animali (ungulati in primis, lupi e orsi in secundis) è aumentato, a fronte di prelievi venatori sempre più incalzanti (nell’ultima stagione venatoria nella sola provincia di Genova sono stati abbattuti quasi 11.000 cinghiali), questo dovrebbe dimostrare chiaramente, numeri alla mano che nessuna delle specie cacciate è in pericolo di estinzione (e se lo fosse la sua caccia sarebbe vietata)

        “Resta da vedere, alla luce non tanto dell’etica, ma del diritto, se in un paese che si dice democratico, dove la fauna selvatica è di proprietà dello Stato, dunque di tutti i cittadini, un’esigua minoranza può depredare di questo bene comune la restante, stragrande maggioranza della popolazione.”
        Chiunque può richiedere la licenza di caccia, se lo desidera e se soddisfa i requisiti necessari gli sarà rilasciata. Senza contare che parte dei versamenti che i cacciatori danno allo Stato serve a rifondere dei danni provocati dalla fauna.

        “Un’altra iniziativa assunta dai cacciatori è quella di entrare nelle scuole con il ruolo di insegnanti volontari di educazione faunistico-ambientale”
        E’ forse meglio che i ragazzi imparino che la natura è addomesticata ai loro desideri, come in un film di Disney? Si vuole insegnare da una parte che la natura è selvaggia e dall’altra che è asservita all’uomo, che i lupi mangiano la lattuga e che non sono un problema per quei pochi che ancora si dedicano alla pastorizia? La costituzione non dovrebbe proteggere anche le minoranze culturali? Se vedeste un orso in un parco cittadino di Grosseto come reagireste? Ben vengano zone protette in cui la natura rimanga selvaggia, ma non a scapito di coloro i quali hanno contribuito a mantenere inalterati siti di interesse ecologico e che sopratutto in queste zone sono costretti, volenti o nolenti, a viverci. Nella stragrande parte di parchi naturali, interdetti all’agricoltura e a tutti quei piccoli ‘aggiustamenti’ che mantenevano l’ecosistema equilibrato, si vedono solo rovi e felci, mentre nelle zone lavorate (in modo non meccanizzato) la varietà di specie vegetali e animali è molto più elevata.

        “Le torture alle quali questi poveri animali vengono sottoposti…”
        Di torture non si trattano, altrimenti sarebbe un reato e i richiami sarebbero tolti al cacciatore, ben vengano dei controlli, ma se da questi non giunge riscontro di reato è inutile lanciarsi in roboanti accuse…

        La caccia è una passione, ridurla al solo sparare e uccidere sarebbe come dire che l’amore è solo una copula frettolosa; per quanto mi riguarda è un atto quasi liturgico, rituale; quando stringo fra le mani un animale che ho predato in me c’è gioia certo, ma anche rispetto, qualcosa di simile a quando nell’antichità i cacciatori si vestivano con la pelle di un lupo o un orso per acquisire la forza di questi animali totemici. Per me la caccia è tutto questo, se voi ci vedete solo un frenetico Spara & Uccidi, beh, mi dispiace per voi, che non riuscite a vedere oltre.
        Christian

        • diego profidia il

          salve a tutti,Christian ha già detto molto x capire le baggianate dette contro la caccia,parlo di baggianate xchè quando un discorso comincia non con il cercare di far capire ma con il far emergere solo le proprie idee x tirare a se consensi e questo è quello che ha fatto Scola,la cosa che più mi amareggia non è il fatto che essendo cacciatore mi sento offeso,ma xchè mi sono avvicinato al m5s xchè è l’unico che cerca il confronto,vuole la verità,non accetta compromessi con bugie e inganni e la lettera di Scola pultroppo è il perfetto contrario………due parole su la caccia x gl’amici che vogliono capire,innanzi tutto c’è un piccolo aneddoto che dovrebbe far capire xchè i cacciatori non sono sadici assassini distruttori del creato,la prima cosa che un cacciatore vuole è il mantenere un numero sempre più crescente di animali xchè se arrivasse ad ucciderli tutti morirebbe anche la sua grande passione,passione che il cacciatore pratica 4 mesi l’anno in globale, x ogni singola specie molto meno,tutto è regolato x orari,numero di specie cacciabili,numero di capi da abbattere,si può cacciare tre giorni a settimana,tutto è annotato su un tesserino che viene riconsegnato a fine stagione ai comuni ed è visibile da qulsiasi organo,però la passione non finisce nei quattro mesi di caccia pratica,puliamo sentieri,cerchiamo dispersi xchè siamo esperti come pochi del territorio,facciamo sagre con i capi abbattuti e molti dei fondi vanno a scopo benefico,L’ospedale Meyer di Firenze ne è testimone,ritornando alle Lobby delle industrie armiere che sarebbero il burattinaio di tutto aggiungerei tanti altri fruitori economici del mondo caccia,ditte di vestiario,calzaturifici,veicoli4x4,allevatori di selvaggina,allevatori di cani da caccia,accessori x cani,recinti modulari,box,carrelli x il trasporto,veterinari,x non parlare poi di attività come bar e ristoranti in zone dove l’unica attrattiva è la caccia,la caccia è praticata x un’amore nei confronti della natura che pultroppo pochi capiscano,la caccia è amicizia,aggregazione.Torno al discorso dell’ambiente che noi secondo Scola distruggiamo…..le poche zone umide che ancora oggi mantengano un’habitat naturale e salvaguardato sono quelle gestite da cacciatori,dove sì è praticata la caccia x quattro mesi ma che è a disposizione x tutto l’anno di specie che lì si riproducano e non solo specie cacciabili ma tutte indistintamente,mentre le zone interdette alla caccia quasi sempre sono all’abbandono più totale,non basta un cartello di divieto di caccia x creare un’habitat,sapete voi che durante il periodo di caccia chiusa che coincide con il periodo di riproduzione di tante specie quante di queste non si riproducano o vengano uccise durante lo sfalcio degl’argini dei fossi?milioni ma quelli sono animali di serie b,possono morire nel silenzio…..potrei continuare x ore ma non credo sia il caso,però sarei ben disponibile a un bel dialogo specie con chi non la pensa come me,il mondo sarebbe molto migliore se le persone cercassero di capire prima di schierarsi x moda,Diego

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