LE SAGRE, IL MADONNINO E LE COSE DA FARE

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Andrea Casamenti ha probabilmente dovuto pagare delle cambiali firmate in campagna elettorale, per organizzare ad Albinia la “Fiera della Maremma”: ma meriterebbe una denuncia per diffamazione, per aver associato, al nome del nostro territorio, il ciarpame grezzo e volgare che ha caratterizzato questa prima edizione, dai prodotti offerti agli spettacoli organizzati.

Una vera Fiera del Trash, altro che della Maremma.
Tuttavia, pur avendo dimostrato, anche attraverso l’adozione del calendario sagre 2017, di essere incapace di governare le dinamiche commerciali critiche per il suo territorio, sarebbe ingiusto addossargli tutta la responsabilità della polemica inevitabile tra i ristoratori e gli organizzatori delle “sagre gastronomiche” che, casualmente, si aprono sempre in coincidenza dei picchi di presenza turistica programmata.
La pratica in uso nelle popolazioni nomadi, nel corso dei secoli, di arrivare in un luogo, dissodare con il fuoco il terreno boschivo o a pascolo, coltivarlo per lo stretto tempo necessario alla raccolta delle messi e poi spostarsi da un’altra parte, è noto come “agricoltura di rapina”.
Da molti anni le sagre alimentano una “economia di rapina” in Maremma: nella maggior parte dei casi, non aggiungono nulla all’offerta locale, limitandosi a duplicarla ed a intercettarla con prezzi solo all’apparenza più bassi e con qualità decisamente scadente, abbassando il livello dell’offerta maremmana e banalizzandola con modelli da mensa aziendale.
E’ vero che in diversi casi sono organizzate su base volontaria e per scopi benefici, ma resta il problema che, a farne le spese, sono gli altri che invece si impegnano per tutto l’anno ad offrire un servizio migliore.
Nessuna amministrazione, a livello provinciale, ha mai voluto affrontare il problema perché la posta elettorale in gioco è troppo alta per tutti.
La verità è che le sagre dovrebbero essere progettate da una cabina di regia e solo successivamente attribuite ai diversi attori locali, in funzione degli scopi perseguiti.
Dovrebbero essere concepite per diversificare l’offerta di prodotti tipici e caratterizzare ulteriormente il territorio, anziché proporre “ la bistecca e la polenta” o “Il pesce povero”.
Disponiamo di una struttura, in provincia, che finora organizza la fiera piu’ importante di Grosseto concentrandosi solo su tre categorie merceologiche per oltre l’80% della superficie espositiva: al Madonnino c’erano macchine agricole, autovetture e stands di ristorazione.
Con l’eccezione di 400mq dedicati alle chianine e gli stands delle associazioni di categoria, tutto il resto era costituito da autentiche cianfrusaglie.
Perché non incaricare GrossetoFiere di svolgere un ruolo utile per il territorio, invece di continuare a baloccarsi nelle sciocchezze che fa?
Incominciando dalla progettazione delle sagre, magari poi impara anche ad organizzare le fiere…….

I portavoce consigliere comunali del Movimento 5 stelle Grosseto

Daniela Lembo
Antonella Pisani
Francesca Amore
Gianluigi Perruzza

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