IL FUOCO: NEMICO, AMICO

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Ancora una volta la politica regionale, quella con il portafoglio pieno di soldi pubblici provenienti dall’Europa (e quindi nostri), utilizza risorse economiche per incentivare pratiche alquanto discutibili. Non solo per l’effetto che queste avranno sull’ambiente, ma soprattutto guardando a chi, queste risorse, sono destinate.

Il “rappresentante unico” della Maremma in regione, Leonardo Marras, ha presentato un piano da 5 milioni di euro per riparare i danni del fuoco sulla pineta maremmana, un gioiello unico al mondo.

I soldi (nostri) copriranno le spese per il taglio e la rimozione del legname – che diventerà combustibile solido per alcuni impianti sempre affamati per via degli incentivi pubblici destinati ai loro proprietari – oltre al solito e costosissimo reimpianto.

Ebbene, la scienza e la sperimentazione dicono altro, ma nessuno ne parla. “Perciò si lascia che l’emotività dell’opinione pubblica spinga al taglio, allo sgombero ed al reimpianto di zone colpite dagli incendi” (Leone 1995) perché questo fa comodo a pochi e fortemente interessati a livello economico.

Stanno commettendo un grave errore.

La scienza e la sperimentazione sul campo dicono, invece, che il fenomeno di un incendio è sempre doloso, doloroso e dannoso, ma il fuoco da nemico diventa amico della natura e dell’ambiente, se saputo gestire correttamente.

Vi ricordate il devastante incendio a Marina di Grosseto di qualche anno fa? Dopo pochi mesi tutte le piante furono tagliate, cippate e trasferite agli impianti per diventare combustibile. Stessa sorte è toccata ad altre piante interessate dagli incendi e questo succederà per tutte le aree boschive e pinetate recentemente bruciate. Questa pratica è diventata, grazie agli incentivi statali, molto redditizia e, come se non bastasse, la Regione Toscana incentiverà ancor di più tali pratiche che di agricolo hanno ben poco, utilizzando risorse del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) e togliendole invece ai veri agricoltori che ne hanno, oltretutto, davvero un gran bisogno.

Il fuoco amico: voglio chiamarlo così, e vediamo perché.

In premessa è necessario informare chi mi legge che un incendio non vuol dire morte certa della vegetazione. Esistono tecniche ed appositi software per stabilire se una pianta è davvero morta oppure no. Infatti diversi studi ci dicono che sono alte le percentuali di ripresa vegetativa in seguito ad un incendio, ma se queste non vengono rase al suolo! In ogni caso, è preferibile non tagliare, lo dicono le esperienze sul campo: si chiama rinnovazione naturale post incendio ed i risultati hanno dell’incredibile, ma la politica li ignora o non li conosce.

Quel che si dovrebbe fare dopo un incendio è il “non fare”. Ci pensa la natura.

L’ambiente mediterraneo è soggetto ad incendi, da sempre. Questo ha permesso alle piante (pino compreso) di sviluppare un adattamento specifico al fuoco tipico delle conifere che ha prodotto delle vere e proprie “banche di seme pensili” che vengono dischiuse solo in seguito allo shock termico indotto dal calore dell’incendio. Questo processo resiliente assicura la riproduzione della specie. Il numero dei semi rilasciati dalle piante, solo apparentemente morte, dopo gli incendi, è molto più alto di quello che si registra in assenza di incendi: picchi di 1049 semi per metro quadro contro medie di 162 per metro quadro in assenza di incendio. Dopo soli 7 anni dall’incendio si registrano, in aree sottoposte a specifici studi e monitoraggi, un’elevata rinnovazione naturale fino ad arrivare a 33 piantine di pino a metro quadro, pari a più di 330 mila piantine ad ettaro!

Questo è un dato di fatto sorprendente che viene totalmente ignorato da Marras & C. Ma c’è un altro aspetto ancor più sorprendente ed ancor più ignorato dai politicanti di professione: la pratica della rimozione in tempi più o meno brevi delle piante morte o danneggiate. Ebbene, laddove non si tocca un singolo ramo, laddove si lascia tutto com’è, la rinnovazione è stata molto più abbondante!!! Un sacco di pini nuovi, giovani, belli, ma soprattutto gratis! Zero costi sulle spalle della collettività grazie a Madre Natura che da sempre sa come reagire agli incendi. Il problema è che, così facendo, zero sono anche i benefici per i soliti noti. Le evidenze scientifiche che ho brevemente riportato in questo mio scritto, sono state presentate durante il secondo congresso internazionale di selvicoltura svoltosi in Firenze nell’anno 2014. All’epoca ero consigliere comunale e mi interessai all’argomento tristemente noto alle cronache per via dei roghi. Feci quello che avrebbe dovuto fare qualsiasi amministratore: informarsi e coinvolgere esperti ed accademici per poi assumere decisioni giuste, di buon senso, per il bene di tutta la collettività.

Se Marras, Bonifazi, Vivarelli avessero fatto quello che ho fatto io, magari oggi avremmo il primo caso di rinnovamento spontaneo della nostra bellissima pineta, A costo zero …… ed a privilegi zero.

Giacomo Gori

MoVimento 5 Stelle Grosseto

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