E se ricominciassimo a parlare di politiche di sviluppo rurale?

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Con la gestione Marras prima e lo smantellamento dell’amministrazione provinciale dopo, in Maremma è da tempo scomparsa la memoria di politiche utili allo sviluppo del territorio nel suo complesso, a partire appunto dalla sua caratteristica identità  rurale.

Archiviate le varie Maremme wine shire, gli stati generali di tutto e il contrario di tutto, nonché il mitico MitUp: la struttura intercomunale di supporto al turismo che è stato superato dal web nel breve volgere di un mattino, assistiamo anche alla  scomparsa dai radar del famigerato Polo Agroalimentare di Rispescia su cui ha pesato la sconfitta dell’ex candidato PD alle passate amministrative.

Un’idea del lontano 1994, il Distretto Rurale d’Europa, viene citata distrattamente, da quasi tutti i candidati, ad ogni campagna elettorale, senza che nessuno capisca esattamente di cosa si tratti.

Eppure, era già evidente nei primi progetti Leader, circa vent’anni fa: che la forte identità del territorio determini le caratteristiche delle produzioni agricole e agroalimentari, che queste ultime necessitino di attività di ricerca e sviluppo specializzate, che l’offerta turistica debba rappresentare un volano per le attività che ne derivano, che la formazione debba accompagnare questi processi, che le attività produttive siano, anche, oggetto e sostegno di turismi originali ed innovativi, che tutti questi temi siano potenzialmente finanziabili con fondi comunitari ed infine, che la comunicazione istituzionale possa sfruttare tutti questi temi in chiave di promozione territoriale.

Recentemente, si è tenuto ad Arcidosso un incontro pubblico sul rilancio del suino   Macchiaiolo, la cui conservazione è avvenuta, negli ultimi anni, ad opera di pochissimi allevatori e con un numero ancora relativamente basso di capi: i prodotti che ne derivano, va da sé, sono di nicchia e di altissima qualità.

Interessante la presenza, insieme agli operatori (allevatori, trasformatori e commercializzatori) degli assessori di alcuni comuni dell’area: tuttavia, la politica era clamorosamene assente.

Restando in tema, una politica di sviluppo rurale potrebbe immaginare di definire un “protocollo” di allevamento brado maremmano per caratterizzare le produzioni potenzialmente interessate da questo tipo di allevamento: suini, ovviamente, ma anche avicunicoli.

La stessa politica potrebbe immaginare di mettere a disposizione parte degli usi civici o dei beni demanali dei comuni per sperimentare questi metodi di allevamento.

Il PSR in corso di validità finanzia al 100%, per i comuni, le opere di recinzione e sistemazione della sentieristica: i sentieri potrebbero consentire controllo delle aree, ma anche rappresentare una risorsa ulteriore per il territorio.

La recente attivazione, se funzionale, dello “Sportello Europa” al Comune di Grosseto potrebbe accompagnare le attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, l’apertura delle attività commerciali e lo sviluppo di marchi.

Infine potremmo, nei nostri sogni, immaginare che Grosseto Fiere si occupasse di questi temi e che il Centro di Grosseto potesse diventare la cornice di eventi dedicati.

Questo è solo un esempio, ma se la politica decidesse di ricominciare a fare il suo mestiere?

E, soprattutto, nel contesto amministrativo attuale, quali sono i soggetti o gli strumenti che è possibile mettere in campo?

Il Sindaco di Grosseto, attualmente, è un imprenditore agricolo e contemporaneamente Presidente della Provincia: che cosa ne pensa?

MoVimento 5 Stelle Grosseto

 

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